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giovedì 6 agosto 2009

Taxi Rosa in Libano

Ammetto che nella serie, Le Meraviglie dell'Islam, sono spesso critico degli usi e costumi ispirati alla religione Musulmana.
Oggi voglio pero' lodare l'iniziativa di un'imprenditrice Libanese che e' riuscita a trasformare una limitazione culturale in un'opportunita' di business.
Il Libano e' uno dei paesi del medio oriente coulturalmente piu' eveoluti e progressisti, ciononostante non e' facile per una donna prendere un Taxi da sola, senza magari ricevere avances indesiderate o essere sottoposta a conversazioni "da camionisti".
Il Libano e' anche una localita' di villeggiatura per molti cittadini del gofo persico dove le donne non possono per alcun motivo rimanere sole con un uomo che non sia parte della famiglia.
Ecco allora che un'imprenditrice libanese si e' inventata i taxi rosa, taxi guidati da donne per le donne. Donne o coppie possono utilizzare il servizio, ma non uomini da soli.
Complimenti a Nawal Fakhiri, l'imprenditrice che e' riuscita in un colpo solo a crere qualcosa di innovativo, dare lavoro a molte donne e risolvere un problema diffuso nel suo paese.

giovedì 25 giugno 2009

Finanziamento Saudita di Al Qaeda



Scrivevo qualche settimana fa di come la famiglia reale Saudita per decenni abbia usato i petrodollari (occidentali) per finanziare la diffusione di una visione radicale dell'Islam.
Tale strategia e' responsabile del regredire di gran parte del mondo mussulmano a modelli sociali e politici medioevali.
In queti giorni sto seguendo con interesse una storia che ha tutti i risvolti di un romanzo di spionaggio.
Per una sintesi della storia in italano ecco il link al quotidiano Bliz (quotidiano personalmente mai sentito ma ai miei tempi Blitz era un altro tipo di giornale!).
In soldoni gli avvocati dell'associazione delle vittime dell'11 settembre sembrano siano riusciti a dimostrare che la famiglia reale saudita finanziava (o finanzia?) Al Qaeda.
Il link non dovrebbe essere troppo difficile da provare visto che la "dirigenza" di Al-Qaeda, in primis Osama, sono "notabili" sauditi.
La parte piu' interessante del giallo pero', e' come una fonte anonima dei servizi segreti americani abbia consegnato all'associazione dei familiari delle vittime dell'11 settembre un dossier super segreto che documenta queste connivenze.
Il ministero della giustizia americana ha ordinato la distruzione di questo dossier e l'ha dichiarato come prova inammissibile nell'eventuale processo per le responsabilita' delle morti dell'11 settembre.
Questo sta chiaramente sollevando sospetti ed ire negli Stati Uniti, dove il governo sembra piu' preoccupato a non imbarazzare l'Arabia Saudita che a ricercare la verita' sulla tanto strombazzata guerra al terrorismo.
Questa e' un'altra distorsione della dipendenza occidentale dal petrolio medio-orientale dove, per assicurarci l'approvigionamento di greggio, bisogna chiudere gli occhi e tapparsi il naso su chi stiamo a dare i nostri soldi.
Da questo punto di vista non c'e' differenza tra l'amministrazione Bush e quella Obama, visti nelle foto qui sopra rispettivamente baciare ed inchinarsi davanti al sovrano saudita.

lunedì 18 maggio 2009

Islam del Mediterraneo contro Islam del Deserto

Danza del ventre
Contro
Burka

Sto leggendo l'ultimo libro di Thomas Friedman, "Hot, Flat and Crowded" pubblicato in Italia da Mondadori (Caldo, piatto e affollato. Com'è oggi il mondo, come possiamo cambiarlo).

Seguo Friedman da qualche anno e consiglio vivamente la lettura di questo autore che riesce come pochi a catturare l'essenza dei trend economici e geopolitici dei nostri giorni.

Una delle storie non particolarmente centrale nel libro, ma sicuramente interessante, e' come l'islam che conosciamo oggi sia un qualcosa che fino a pochi anni fa era relegato a qualche villaggio desertico della penisola araba.
L'interpretazione estremamente rigida dell'islam che si sta espandendo a macchia d'olio in gran parte del mondo, e' stata infatti portata in voga dai trilioni di petrodollari dell'Arabia Saudita.

Fino ad una ventina di anni fa molti paesi arabi erano conosciuti per bazar ricchi di colori e musica e per le splendide danzatrici del ventre. Questo e' quello che Friedman definisce l'Islam Mediterraneo o l'Islam urbano.

La famiglia reale Saudita segue pero' una variante dell'Islam sviluppato nelle tribu' nomadiche del deserto chiamato Salafi Islam.
Questa dottrina Sunnita ricerca la "purezza" basandosi su di una visione del mondo ferma al settimo secolo. Un mondo duro come il deserto da cui proviene; dove la vita scarseggia ed i conflitti abbondano.
I Sauditi hanno speso trilioni di dollari creando Madrase in giro per il mondo e comprando i mezzi di comunicazione del mondo arabo per indottrnare la gioventu' musulmana a questi valori.
I talebani, non a caso, sono stati creati nelle Madrase o Scuole Coraniche finanziate dai Sauditi in Pakistan, che si sostituiscono a infrastrutture pubbliche inesistenti.

L'unico statoa contrastare questa guerra ideologica finanziata dall'Arabia Saudita e' l'Iran che vule promuovere una visione Sciita anziche' Sunnita dell'Islam.
Vi e' na sorta di guerra fredda ideologica all'interno del mondo Musulmano che sta spingendo i confini di questa religione sempre piu' verso estremismi politici ed ideologici.
Da un lato il mondo Sunnita ha dato vita a movimenti quali i Talebani e Al-Quada, dall'altro gli Sciiti hanno sviluppato Hamas e gli Hezbolla.
Tutto questo indottrinamento all'odio e alla repressione e' fatto grazie ai trilioni che il mondo occidentale spende in petrolio.
In tutto cio' l'Islam moderato ne sta uscendo con le ossa rotta ... pace alle danzatrici dei sette veli!

giovedì 8 gennaio 2009

Spezzo una lancia a favore di Israele

lo so, lo so, sto diventando veramente ammericano, ma credo che strategicamente parlando Israele abbia fatto una mossa giusta in questi giorni nel mostrare i muscoli ad Hamas ed a tutto il mondo arabo.

Spero di non essere frainteso, non trovo assolutamente niente di cui gioire nell'assistere a scene di guerra in medio oriente; ma cerchiamo per un momento di capire la strategia degli israeliani.

Pur non essendo un fautore della creazione dello stato ebraico dopo la seconda guerra mondiale, credo che sia l'ora di smetterla con rivendicazioni territoriali ed avviarci verso la soluzione di due stati confinanti.

Gli Israeliani da qualche anno si sono mossi in questa direzione, nel 2007 assieme ai palestinesi di Fatah si era raggiunto un accordo di massima sull'esistenza di uno stato Palestinese a fianco di quello Israeliano. Israele aveva dato un segnale di distensione sgomberando (con la forza) alcuni insediamenti di coloni e restituendo il territorio (incluse abitazioni ed attivita' produttive) alle autorita' palestinesi.

Ma Israele a Gaza (non nella west-bank) si ritrova con dei vicini di casa, Hamas, che hanno come mandato principale la distruzione dello stato di Israele e l'eliminazione degli Ebrei.
Il lancio giornaliero di missili dal territorio controllato da Hamas verso le citta' Israeline sembra poca cosa di fronte al pesante intervento militare di questi giorni, ma e' comunque qualcosa che non deve essere sottovalutato.
Cosa accaderebbe se per anni tutti i giorni piovessero dei razzi in Friuli lanciati dalla Slovenia? o se piovessero in Irlanda lanciati dagli "orange" dell'Irlanda del Nord?
Nel giudicare la situazione israelo-palestinese credo che si faccia sempre del grosso relativismo facendo finta di non vedere che alla fin fine Israele e' un pese del primo mondo con caratteristiche di vita simile ai paesi anglosassoni, con tremende pressioni da gruppi di fanatici religiosi con un obiettivo dichiarato di distruggerlo.
E allora credo che strategicamente Israele abbia fatto bene a far capire ad Hamas (ma anche alla Siria, al Libano e all'Iran) che e' ancora capace di colpire e di colpire duramente.
Strategicamente non e' nemmeno un caso che l'abbia fatto poco prima che Obama prenda possesso della Casa Bianca.
Come non e' un caso che paesi arabi tipo l'Egitto abbiano condannato debolmente l'attacco israeliano o che il Libano, proprio oggi, sia corso a scusarsi per un paio di razzi partiti dal proprio territorio. Anche ai governi arabi moderati della regione Hamas non piace molto e tutti i paesi di quella zona del mondo si sono piu' o meno scornati quando hanno tentato di scontrarsi con Israele.

Anch'io come tutti vorrei vivere nel paese dei balocchi e vorrei la pace in medio oriente; ma credo che gli Israeliani ne abbiano viste a sufficienza per capire che prevenire e' meglio che curare. Quindi fare un po' di pulizia di gente che li vuole ammazzare, fargli saltare un po' dei tunnel con i quali si riforniscono di armi e magari dargli una mazzata politica e far vedere Hamas per la tigre di carta che e'; credo sia stata una mossa strategicamente (anche se non umanamente) giusta.

lunedì 25 febbraio 2008

Kosovo, Istria e la nascita di un Nazione Islamica in Europa

In questi gioni in Serbia si e’ in strada a protestare contro l’indipendenza del Kosovo sancita da una dichiarazione unilaterale del parlamento Kosovaro ed appoggiata da Stati Uniti e Comunita’ Europea.

Non conosco la situazione a sufficienza per analizzarla in dettaglio, ma lasciatemi dire che sono in favore dell’autodeterminazione dei popoli e pare proprio che il Kosovo, con il 90% della popolazione di etnia albanese, sia un ottimo candidato ad “autodeterminarsi” e a diventare uno stato autonomo.

Quello che pero’ sulla carta sembra un diritto sacrosanto spesso nasconde una miriade di sfumature. Lasciatemi martellare liberamente la storia e vi tiro fuori un parallelismo tutto Slavico tra l’odierna situazione del Kosovo e la situazione in Istria dopo la secoda guerra mondiale. Entrambe le regioni si separano dalla nazione di appartenenza dopo guerre e pulizie etniche (vedi anche le Foibe). I riferimenti storici e culturali che legano il Kosovo alla Serbia sono almeno altrettanto forti di quelli che legano l’Istria all’Italia.
Da un punto di vista demografico, secondo il censo Austriaco, nel 1910 in Istria la popolazione italiana costituiva poco meno del 14%, quindi alla fin fine sembra abbastanza logico pensare ad un’annessione della penisola alla Yugoslavia.

Uso il parallelismo Kosovo/Istria come una provocazione verso chi come me ha nel cuore la causa istriana. Una montagna di fatti storici etnici e demografici non puo' nascondere che queste spartizioni territoriali spesso non hanno nulla a che vedere con l’autodeterminazione dei popoli e hanno solo a che fare con la logica dei vincitori e dei vinti.
E allora evviva la liberta’ dei Kosovari, degli Estoni e dei Georgiani (che danno una spallata a mamma Russia), ma attenzione ai Curdi o a quei disgraziati Africani che lottano ancora per divisioni tribali. E che dire di popoli piu’ vicini a casa nostra? ... dobbiamo dare l’indipendenza a Baschi, Catalani o che ne so' ai Sudtirolesi o basta una bella regione a statuto speciale per accontentare questi popoli di serie B?
Non ho una risposta a queste domande, so solo che a mio avviso USA, EU (con Italia in testa) si sono affrettate un po’ troppo a riconoscere l’indipendenza Kosovara senza analizzarne le ramificazioni di lungo periodo.
La comunita’ occidentale che e’ stata svelta a consacrare l’indipendenza del Pakistan dall’India basando la spaccatura su principi religiosi non si e’ forse accorta che le due nazioni sono in guerra da 50 anni? E’ la separazione il modo migliore di appianare tensioni etniche e religiose o e' invece l'integrazione? Ed infine, lasciatemi dirla tutta, di questi tempi a chi fa comodo una nazione con il 90% della popolazione Musulmana nel bel mezzo dei balcani?

venerdì 30 novembre 2007

Buona Festa d'inverno a tutti!

Come al solito ho poco tempo per scrivere, ma volevo riflettere sugli eccessi della politically correctness che vedo come un fattore fondamentale nell’implosione della societa’ occidentale. Questo e’ un tema che ho gia’ affrontato in passato; ma in questi giorni in cui in Sudan si chiede la condanna a morte per il nome di un peluche, qui neglui USA si sta facendo piazza pulita di tutto cio’ che puo’ vagamente ricordare gli aspetti religiosi del natale.



La stessa parola Natela (Christmas) che in inglese e’ derivata dalla parola “Cristo” e’ stata praticamente eradicata dal vocabolario delle grandi aziende e sostituito con acronimi come “Stagione delle Vacanze” e “Festa dell’Inverno”.
Questi strazi non fanno prima pagina da nessuna parte ma pur essendo all’estremo opposto del talebanismo mussulmano finiscono proprio per fare il gioco degli estremisti religionsi (di tutti i colori) creando una sociata’ artificialmente asettica dove nessuno ha piu' il coraggio di scagliarsi contro il prosetilismo religioso dei gruppi piu’ estremi.

giovedì 19 luglio 2007

Benedetto XVI – La Chiesa ingrana la retromarcia

In poco piu’ di due anni di pontificato Papa Benedetto XVI ha mandato piccoli e grandi segnali di irrigidimento delle posizioni della Chiesa Cattolica.
Da affermazioni taglienti sull’Islam alle concessioni sulla messa in latino all’affermazione che la Chiesa Cattolica e’ l’unica vara fede cristiana.
Pur non essendo un fervente cattolico personalmente credo che il Papa stia adottando la strategia giusta, e lo dico piu’ da persona di business che da persona di fede.
Il relativismo del ventesimo secolo ha portato ad un diffuso spirito New Age, dove l’individuo sceglie a piacimento il suo credo religioso e spirituale. Personalmente mi ritrovo abbastanza in questo filone di pensiero, ma il Papa, “by definition”, ha un mestiere che e’ quello di guidare e rafforzare la Chiesa.
Spero che nessuno si offenda se faccio un’analogia di mercato, ma vedo la chiesa cattolica come un prodotto che negli anni ha perso un po’ del suo smalto e non e’ piu’ il prodotto di massa che era qualche decennio fa. Come insegna la FIAT con la nuova 500, non c’e’ niente di meglio per rivitalizzare un marchio sbiadito che attaccarsi alle radici del glorioso passato.
Credo che ingranando la retromarcia Benedetto XVI stia facendo la cosa giusta per rafforzare la chiesa nel ventunesimo secolo. Di fronte alla radicalizzazione di altre religioni (in primi l’Islam ma non solo) il Papa vuole creare una chiesa piu’ “dura e pura” ed e’ disposto a perdere per strada quelli che, come me, sono trascinati a messa solo la notte di Natale.
Come un bravo generale o un capo d’azienda Papa Ratzinger preferisce avere un’organizzazione piu’ leggera e motivata con obiettivi ben precisi, piuttosto di trascinare un carrozzone dai grandi numeri ma non pronto per la battaglia.

giovedì 14 giugno 2007

Arabia Saudita, il motore del fondamentalismo Islamico

L’Arabia Saudita e’ una monarchia basata su principi tribali e su di una stretta interpretazione dell’islam. Le continue violazioni dei diritti umani, soprattutto i diritti della donna, che accadono giornalmente nel paese musulmano, raramente suscitano reazioni in occidente.

L’Arabia Saudita e’ direttamente o indirettamente responsabile di quasi tutti gli attentati terroristici di matrice islamica avvenuti nel mondo; vuoi perche’ materialmente compiuti dai propri cittadini (11 Settembre), vuoi perche’ opera di fondamentalisti educati nelle Madrasse di tutto il mondo che sono finanziate appunto dal governo Saudita.

Questi fatti sono piu’ o meno noti ma il paese musulmano non sembra pagare alcuna conseguenze politica o economica per il proprio operato. Il motivo principale dell’impunita’ saudita e’ il fatto che sotto il sedere dei principini ci sono i piu’ grandi giacimenti petroliferi al mondo. Ma a differenza dell’Iraq e dell’Iran che hanno usato petrodollari per fomentare guerre regionali, l’Arabia Saudita usa i propri ingenti capitali per comprare immunità dall'opinione publica internazionale.

La pubblicizzata amicizia tra la famiglia Bush ed i principi sauditi e’ solo la punta dell’iceberg delle relazioni politico-economiche della famiglia reale saudita che ha legami d'affari in tutto l'occidente..
Ma la cosa a mio avviso piu' interessante e' che i “duri e puri” dell’Islam che utilizzano quasi un quarto del prodotto interno lordo per finanziare le scuole craniche e le moschee di tutto il mondo, sembrano avere uno forte interesse verso i diabolici media occidentali.

I principi sauditi sono il terzo azionista di ews Corporation, il conglomerato di Rupert Murdock che arriva nelle case di tutto il mondo con I suoi canali satellitari, film, ecc.

Ma ha forti interessi anche in Walt Disney, che per la cronaca non pubblica solo favole per ragazzini ma gestisce canali televisivi dell’importanza di ABC, ESPN e produce film e show televisivi del calibro di Lost, Desperate Housewives, ecc…

Ecco spiegato come l’Arabia Saudita sia il vero motore della diffuzione del fondamentalismo (e del terrorismo) islamico nel mondo; da un lato fa di tutto per diffondere nel mondo la visione piu’ bigotta ed opprimente dell’Islam, dall’altro acquista I media e la protezione politico-economica occidentali per far si che il proprio giochino non venga scoperto.

giovedì 19 aprile 2007

Virginia Teach - Sorge la prima teoria complottista

La tragica strage avvenuta a Virginia Teach e’ ormai da qualche giorno ininterrottamente su tutti i teleschermi americani.
Il delirante testamento multimediale dello studente coreano ha aggiunto sicuramente un effetto “wow” a tutta la storia che adesso e’ pronta ad essere impacchettata per i posteri; attendiamo libri, documentari, film ed un paio di teorie complottiste.
Vorrei essere tra i primi ad avventurarmi su questo territorio e rivelare all'Italia un’oscura ed improbabile connessione islamica della strage.
In queste ore si sta speculando nel web (non sui media ufficiali che non possono essere visti come anti-islamici) su un nome che Cho
Seung-Hui aveva scritto sul braccio quando trovato morto dopo i molteplici assassini. Un nome che e’ riportato anche come mittente nel pacco mandato ad NBC news: Ishmail Ax. (nel pacco il mittente e’ A. Ishmail)

Cosa significa questo nome? E’ un riferimento al fondatore della fede Islamica? E se e’ cosi’ perche’ questo riferimento? E’ il nome del complice segreto che ha fatto le foto (tutte ben centrate e ben a fuoco)? O e’ un riferimento al romanzo Moby Dick dove c’e’ il monologo di Ishmael (scritto leggermente diverso)?

Ai posteri e all’isteria del web l’ardua sentenza.

giovedì 12 aprile 2007

Ostaggi di Guerra = Pasticciaccio all’Italiana

La vicenda della liberazione di Mastrogiacomo e della decapitazione (sempre carini sti’ estremisti islamici) dei suoi collaboratori sta sollevando un polverone internazionale. L’Italia in questi giorni e’ riuscita nell’arduo compito di mettere d’accordo i nostri alleati ed i loro (nostri?) nemici; infatti e’ stata chiamata da entrambi il lati dello schieramento “L’anello debole della NATO”.
Quello che mi lascia perplesso in tutta questa storia e’ questo costante scendere a patti con il diavolo per liberare gente che sta facendo il proprio mestiere in terra straniera.
Fino a prova contraria la Sgrena, Torsello e Mastrogiacomo, seri professionisti dell’informazione, erano perfettamente consci dei rischi a cui andavano incontro nel lavorare in una zona di guerra.
L'altra fatto singolare e' l'apparente che accompagna i milioni di dollari che il governo italiano ha speso in per liberare questi ostaggi.
I soldi spesi per la Sgrena hanno portato alla morte di Nicola Calipari, ma hanno concesso ad un’oscura giornalista del Manifesto di fare un tour mondiale per promuovere il proprio libro “Friendly Fire”, $20 in qualsiasi negozio di libri dei "satanici" Stati Uniti.
Un po’ piu’ complessa la questione di Mastrogiacomo; in attesa del suo imminente best-seller che fara’ luce su tutti i risvolti di questa questione, cerco di spiegare il pasticciaccio afgano come lo vedo da quaggiu' utilizzando un fittizio messaggio dei talebani al al popolo italiano:
"Italioti, grazie dei 2 Milioni di dollari che useremo per ammazzare la nostra e la vostra gente. Ah appena ci finiscono rapiremo qualche altro vostro connazionale visto che la transazione e’ rapida e redditizia.
Nel caso vi fosse sfuggito, l
a decapitazione di quei due poveracci che lavoravano con voi e’ da interpretarsi semplicemente come un vaffanculo.
Vaffanculo a voi, al vostro governo, alle vostre organizzazioni non governative; finche’ pagherete la testa la faremo rotolare solo ai cittadini di serie C.

mercoledì 11 aprile 2007

Eccessi di "politically correctness"


C'e' una sottile linea tra essere "Politically Correct" (o PC come si dice qui) e perdere ogni tipo di tradizione e di "sapore".
In Italia siamo ancora distanti da questa linea, tant'e' che quando torno spesso mi viene la pelle d'oca a sentire usare parole tipo "negro" che da queste parti ti farebbero finire in galera.
Ma attenzione a non eccedere al contrario e svuotare l'Europa di tutte quelle tradizioni locali che la rendono una terra affascinante.
In questo articolo viene riportato un caso emblematico di politically correctness (c'e' una traduzione italiana di questa parola?): un'ospedale inglese che da anni aveva l'usanza di offrire dei dolcetti speciali in occasione della Pasqua (vedi foto a sin.), ha deciso di cancellare tale tradizione per non offendere la popolazione non-cristiana.
Leggendo tra le righe si capisce che i non-cristiani non erano certo gli Indù' che sono in Inghilterra da 100 anni.
Gli islamici hanno la tendenza di usare le regole delle societa' occidentali per portare avanti la loro propaganda cultural-religiosa. Esempi di questo trend sono visibili chiaramente anche in Italia; dalla battaglia per l'eliminazione dei crocefissi dalle scuole, all'apertura di macellerie islamiche che circumnavigano ogni regole sanitarie.
Noi "illuminati" occidentali dobbiamo stare attenti che nel dimostrare maggiore educazione e sensibilità' non ci ritroviamo ad abbassare completamente le braghe verso chi ci grida "razzista-razzista".