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mercoledì 28 ottobre 2009

Dove Investire nel Verde?

Una delle regole fondamentali del business e' che dove c'e' incertezza c'e' opportunita' di fare soldi. Qualcuno si ricorda del Y2K?
Molti si aspettano che la prossima espansione economica (o bolla finanziaria) sara' alimentata dal dibattito sul cambiamento climatico.
Non sorprende allora che le grandi banche d'affari abbiano piu' o meno tutte creato dei dipartimenti dedicati al cambiament climatico.
L'idea e' quella di fare dei bei sodini in consulenza, investimenti e nella compravendita dei crediti di carbonio.

Climate Change Advisors di Deutsche Bank ha recentemente pubblicato una guida ai grandi investitori del pianeta per gli investimenti "verdi". Questa guida contiene la graduatoria dei paesi dove Deutsche Bank suggerisce di investire.
In testa alla graduatria Australie a Brasile.
In fondo alla graduatoria USA ed Italia.
Tanto per sparare sul piccione l'Italia e' all'ultimo posto per via che mancano chiare regolamentazioni in materia, e quando ci sono non c'e' la sicurezza che vengano fatte rispettare.

Insomma il solito far-west del furbismo.

martedì 15 settembre 2009

Grande Panico - un anno dopo

Oggi e' primo anniversario del fallimento di Lehman Brothers, data che restera' nei libri di storia economica come l'inizio del grande panico finanziario globale scatenatosi a cavallo tra il 2008 e il 2009.
Non che le cose andassero bene nell'economia Americana prima del fatidico 15 Settembre 2008.
L'economia era gia' in recessione da mesi. Il governo era gia' intervenuto per salvare Fannie Mae e Fraddie Mac, ed aveva in qualche modo salvato Bear Stern dal collasso vendendola per quattro lire a JP Morgan.
I mormorii a Washington ed in giro per l'America era che si stava gettando denaro dei contribuenti cercando di salvare i furboni di Wall Street.
E allora l'allora governo Bush volle dare un segnale a Wall Street e al paese che non tutte le banche sarebbero state salvate dal governo lasciando fallire una delle maggiori banche d'affari al mondo.
La reazione che Henry Paulson non si aspettava, e' il panico totale che sarebbe scaturito dal fallimento di Lehman, panico che portera' a 6 mesi di paralisi della finanza e dell'economia mondiale.
Vedete, il sistema finanziario in fondo e' un giochino basato solo ed esclusivamente sulal fiducia.
Un dollaro in verta' non vale un dollaro ma e' semplicemente un pezzo di carta.
Un'azione non e' nemmeno piu' quello, e' un numero in un computer.
Cio' che fa rimanere in piedi il castello della finanza mondiale e' la fede che dietro i numeri e la carta ci sia della sostanza. Il fallimento di Lehman ha fatto tremare questa convinzione creando una susseguirsi di eventi che magri oggi ci siamo anche mezzi dimenticati ma che hanno veramente paralizzato il mondo fino ad inizio 2009.
Date un'occhita ai commenti di un mio post del settembre scorso per capire che razza di ragionamenti si facevano all'epoca.

Oggi ad un anno di distanza i ricordi si vanno sbiadendo, la borsa cresce, i banchieri si prendono i loro bonus e (forse) la recessione e' pure finita.
Credo che alla fin fine abbiamo sprecato questa crisi, che avrebbe dovuto essere usata per meglio regolamentare il sistema finanziario globale.

mercoledì 2 settembre 2009

Sulla Borsa Cinese e sulla ripresa economica in Cina

In questi giorni stavo ossevando la borsa cinese.
Dall'ottobre 2007 all'inizio del 2008 la borsa ha perso circa il 70% del suo valore, per poi recuperare quasi meta' del terreno perduto.
Un mesetto fa l'indice azionario di Shangai ha invertito nuovamente la rotta perdendo un 15%.



Beh volevo scrivere tutto un post su come la borsa cinese sia un ottimo mercato da osservare e su cui fare delle considerazioni teoriche di finanza visto che e' un mercato praticamente chiuso ad investimenti stranieri.
Quando sono venuto qui per scrivere il post mi sono accorto che avevo gia' scritto un articolo sulla borsa cinese nel maggio 2007.
Nell'articolo avevo previsto il collasso della borsa di Shangai, che sarebbe arrivato da li a qualche mese, con un buon anno in anticipo rispetto alle altre borse mondiali.
Direi che allora questo post e' per darmi una pacca sulle spalle e per rimandarvi all'articolo precedente per ricordare come si creano delle "bolle speculative".
Personalmente credo che la presente correzione del mercato cinese continuera' ancora per un po', per una serie di ragioni tra loro concatenate.
1- il recupero dell'economia cinese non e' cosi' forte come dicono i numeri ufficiali del governo cinese
2- che la ripresa cinese e' soprattutto generata dallo stimolo pubblico (bravi i cinesi niente da dire)
3- ma lo stimolo cinese e' stato piu' efficace di quello di altri paesi perche' il governo ha pieno controllo del sistema bancario ed ha detto alle banche di elargire credito a destra e a manca e di fare prestiti ad aziende per quasi un trilione di dollari.
4- il problemino e' che si specula che circa meta' dei soldi prestati dalle banche siano poi finiti
nuovamente nel mercato azionario ed immobiliare ri-gonfiando la bolla speculativa

Credo che i cinesi riceveranno una bella sorpresina nei prossimi mesi.

venerdì 2 gennaio 2009

Petrolio, barometro di un'economia (e di mass-media) in tilt

Tra le molte, stupefacenti storie del travagliato 2008 che ci lasciamo alle spalle, abbiamo parlato su questo Blog della vittoria di Obama, della crisi immobiliare USA e del crack finanziario.
Volevo aprire il 2009 con una storia di carattere economico che non sfigura a fianco di altri incredibili eventi recenti e che, a mio avviso, può dare un'idea di quanto isterico ed irrazionale sia il clima economico-finanziario internazionale.

Se Wall Street ha difficoltà a dare un prezzo a derivati basati su pacchetti eterogenei di mutui di milioni di consumatori, non dovrebbe avere problemi a prezzare ai più fondamentali tasselli dell'economia; le materia prime.

A differenza di futures, swaps e derivatives; carbone, petrolio ed acciaio sono beni tangibili che dovrebbero rispondere alla legge della domanda e dell'offerta.
Nel corso di 2008 invece il prezzo del petrolio e' cresciuto del 55% da gennaio a giugno per poi scendere precipitosamente del 75%, da da 147 dollari al barile di giugno a 37 dollari al barile in dicembre.

Fluttuazioni di prezzo cosi' drammatiche suggeriscono che le materie prime non sono poi cosi' prime, ma essendo quotate in borsa come altri strumenti finanziari, soffrono della stessa sindrome da Las Vegas di cui soffre il resto della finanza mondiale.

Una delle cose che mi fa ridere (o piangere) in tutto questo e' la sfilza di "esperti" che vivono nel piccolo schermo e che hanno sempre la risposta pronta per spiegare questi ed altri fenomeni. Il corollario alla presenza degli esperti e' costituito da noi branco di pecoroni con la memoria corta che li stiamo ad ascoltare.

Con il dollaro che sfiorava $150 al barile ricordo un coro unisono daTV e giornali che parlava di prezzi del barile di greggio che avrebbero sfondato i $300 entro la fine dell'anno.
Gli stessi esperi qualche mese piu' tardi tornano negli stessi schermi per spiegare perche' il prezzo del greggio e' in declino.
Fa anche ridere la macchina del marketing USA con pubblicita' a tutto spiano su auto che consumano poco e con benzinai che espongono da Luglio striscioni che pubblicizzano risparmi di $50 centesimi al gallone, ma su prezzi della benzina a $5 dollari al gallone (al momento e' a $1.90 al gallone).
Permettetemi anche di farmi una mezza risata alla faccia di quelli che sono corsi a comprarsi un'auto ibrida al costo di $35.000, ma almeno quelli aiuteranno a salvere gli orsi polari del documentario di Al Gore.

Insomma nell'isteria generale di questo periodo storico forse e' meglio concentrarsi sugli aspetti quotidiani delle nostre finanze familiari invece di farci influenzare dai tam tam dei media.
Da un punto di vista delle teorie di politica economica, invece, credo sia giunto il momento di allontanarsi dalle teorie microeconomiche delle "aspettative razionali" insegnate a all'universita' e predisporci a disegnare teorie basate sull'isteria generale.
Buon 2009 (che magari sara' meno peggio di quanto te lo vogliano far credere i media)

lunedì 17 marzo 2008

Bear Stern, la vuole Gratis? ... no al 93% di sconto!

Durante il fine settimana JP Morgan Chase, la terza banca piu’ grande d’America, si e’ comprata la banca d’affari Bear Stern in una manovra che a guardarla bene non ha alcun senso economico per l’azienda acquisita.
JP Morgan paghera’ 236 milioni di dollari per Bear che corrisponde a meno del 7% dei 3.6 miliardi di dollari a cui ammonta la capitalizzazione dell’azienda dopo la chiusura di borsa di venerdi’ scorso (in picchiata del 40% dal giovedi’).
Una valutazione di Bear Stern a 236 milioni di dollari non sta ne’ in celo ne’ in terra. Va bene che la banca avra’ in portfolio fior fior di security basate su mutui ballerini che nel mercato di oggi valgono meno di zero, ma e’ anche vero che l’azienda non ha solo un valore sulla carta che puo' essere bruciata cosi’ facilmente.
Un semplice esempio e’ che solo il palazzo di proprieta’ di Bear Stern a Manhattan, dove la banca ha il quartier generale, e’ valutato 1.5 Miliardi di dollari.
In pratica anche se l’azienda non avesse alcun altro asset JP Morgan ha appena pagato 240 milioni per comprare 1,5 miliardi ... mica male lo scherzetto!
In qest’era di finanza creativa si vedono eccessi non facilmente razionalizzabili; dalle piccole aziende Iternet valutate miliardi di dollari nel 1999 a colossali banche con veri capitali sotto il sedere che oggi si possono comprare per una pipa di tabacco.
JP Morgan oggi ringrazie l’isteria collettiva e il pressapochismo del governo USA che ha reso possibile questa svendita durante il weekend, domani probabilmente inizieranno ad arrivare le lettere degli avvocati degli azionisti.