L'altro ieri guardando in TV l'inaugurazione di Obama era palpabile nell'aria la vogli e l'aspettative di cambiamento.
Change o cambiamento e' stato lo slogan cha ha dominato due anni di campagna elettorale, e tale cambiamento si e' ufficialmente materializzato con l'inaugurazione del nuovo presidente.
A guardare bene pero' questo non e' un qualcosa ben consolidato nella tradizione Americana; e' infatti ben scritto nella costituzione che al massimo dopo otto anni l'amministrazione in carica si deve levare dai piedi.
Vi sono stati momenti storici dove gli americani non volevano un cambiamento ed hanno provato a prolungare amministrazioni precedenti, basti pensare nella storia recente all'elezione di Bush senior come delfino di Reagan, poi trombato dopo quattro anni.
Nella storia recente americana, poche volte si e' voluto voltare pagina con tanta intensita', ma ciononostante la pagina si e' sempre dovuta voltare e questo, a mio avviso, e' una delle forze fondamentali di questo sistema di governo.
Sull'onda di questo discorso torno quindi a proporre una ricetta per svecchiare la nostra amata Italia paralizzata da caste di politici e notabili inamovibili dalle loro posizioni di potere. Inseriamo dei limiti di mandato per i parlamentari, per i primi ministri, per gli amministratori locali. Cerchiamo di forzare la mano al cambiamento e allo svecchiamento, proviamo a istituzionalizzare ventate di nuove idee. Quando ho avanzato questa proposta, prima di altri concittadini ben piu' noti del sottoscritto, ho ricevuto qualche critica che sottolineava che nel cambiamento si perde anche un bagaglio di esperienza. Il mio rilancio e' che nessun bagaglio di esperienza dovrebbe frenare la forza ed il coraggio di nuove idee e magari anche l'incoscienza di provare qualcosa di nuovo.
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giovedì 22 gennaio 2009
giovedì 1 maggio 2008
L'economia liberale dev'essere un concetto bipartizan
Sto probabilmente scoprendo l’acqua calda ma dopo tanti sfoghi sui problemi del capitalismo in Italia stavo riflettendo come questo sia un problema prettamente di natura politica e non economica. Un problema politico che prescinde pero' dallo schieramento politico.
In Italia manca, a mio avviso, una fondamentale comprensione delle regole di una vera libera economia di mercato.
Sia a destra che a sinistra non si e’ fatto nulla negli anni per attuare riforme di largo respiro per ri-allineare la nostra economia con quelle dei grandi paesi europei.
Il problema di fondo e’ che nella testa della nostra classe dirigente, come nella testa di molti italiani, si ha una visione del capitalismo retaggio delle grandi contrapposizioni ideologiche di inizio secolo. Una visione del capitalismo da far-west darwiniano dove si cerca solo di massimizzare il benessere individuale. Questo e’ oggi una visione terzomondista dell’economia in contrapposizione con l’evoluzione delle maggiori economie mondiali verso un idea di benessere diffuso.
L'espressione della destra liberista di questo concetto sono sicuramente gli Stati Uniti dove il consumo individuale corrsponde ai 2/3 del prodotto interno lordo (quindi benessere diffuzo)
Ma sarebbe sbagliato associare un'economia liberale ad un modello iper-capitalistico. Guardando infatti nazioni come Germania e Svezia si vede come questi esempi di socialdemocrazia siano saldamente basate su mercati capitalistici concorrenziali.
Per creare una vera economia di mercato l’italia deve uscire dalla sua logica di orticelli con le sue battaglie per l’insegnante precario o per il notaio, per il metalmeccanico o per il farmacista. Deve abbracciare invece delle riforme olistiche che massimizzino l’efficienza del sistema anche se nel breve periodo queste riforme andranno ad intaccare il benessere del notaio, del tassista, dell’impiegato Alitalia o del dipendente statale.
Questo che sembrerebbe un programma piu’ allineato con le idee di destra che non di sinistra non trova invece una vera rappresentanza in alcuno dei due schieramenti politici del nostro paese.
La sinistra e’ espressione di una base di tipo sindacale e movimentista tesa a conservare ed aumentare i privilegi acquisiti.
La desta di Berlusconi e Fini rappresenta invece una posizione populista e nazionalista che esprime interessi di tipo protezionistico (Alitalia agli italiani) e anche qui di conservazoine dei privilegi acquisiti.
Senza una comprensione della situazione economica di tipo bipartizan l'Italia non riuscira ad attuare quelle riforme economiche di cui ha disperatamente bisogno.
In Italia manca, a mio avviso, una fondamentale comprensione delle regole di una vera libera economia di mercato.
Sia a destra che a sinistra non si e’ fatto nulla negli anni per attuare riforme di largo respiro per ri-allineare la nostra economia con quelle dei grandi paesi europei.
Il problema di fondo e’ che nella testa della nostra classe dirigente, come nella testa di molti italiani, si ha una visione del capitalismo retaggio delle grandi contrapposizioni ideologiche di inizio secolo. Una visione del capitalismo da far-west darwiniano dove si cerca solo di massimizzare il benessere individuale. Questo e’ oggi una visione terzomondista dell’economia in contrapposizione con l’evoluzione delle maggiori economie mondiali verso un idea di benessere diffuso.
L'espressione della destra liberista di questo concetto sono sicuramente gli Stati Uniti dove il consumo individuale corrsponde ai 2/3 del prodotto interno lordo (quindi benessere diffuzo)
Ma sarebbe sbagliato associare un'economia liberale ad un modello iper-capitalistico. Guardando infatti nazioni come Germania e Svezia si vede come questi esempi di socialdemocrazia siano saldamente basate su mercati capitalistici concorrenziali.
Per creare una vera economia di mercato l’italia deve uscire dalla sua logica di orticelli con le sue battaglie per l’insegnante precario o per il notaio, per il metalmeccanico o per il farmacista. Deve abbracciare invece delle riforme olistiche che massimizzino l’efficienza del sistema anche se nel breve periodo queste riforme andranno ad intaccare il benessere del notaio, del tassista, dell’impiegato Alitalia o del dipendente statale.
Questo che sembrerebbe un programma piu’ allineato con le idee di destra che non di sinistra non trova invece una vera rappresentanza in alcuno dei due schieramenti politici del nostro paese.
La sinistra e’ espressione di una base di tipo sindacale e movimentista tesa a conservare ed aumentare i privilegi acquisiti.
La desta di Berlusconi e Fini rappresenta invece una posizione populista e nazionalista che esprime interessi di tipo protezionistico (Alitalia agli italiani) e anche qui di conservazoine dei privilegi acquisiti.
Senza una comprensione della situazione economica di tipo bipartizan l'Italia non riuscira ad attuare quelle riforme economiche di cui ha disperatamente bisogno.
martedì 1 aprile 2008
Limitare il numero dei mandati parlamentari
Nel marasma pre-elettorale del bel paese mi sento di avanzare una semplice proposta che permetterebbe, a mio avviso, di far funzionare molto meglio la nostra disgraziata nazione.
Si tratta semplicemente di limitare a tre (o due?) i mandati parlamentari che un individuo puo’ ricevere. Quindi semplicemente dire che dopo tre volte che una persona e’ stata eletta alla camera o al senato deve mettersi da parte e lasciare posto ad altri.
Questa proposta sulla carta veramente semplice darebbe a mio avviso grandissimi benefici al paese. Cerco di elencarne qualcuno:
- I parlamentari sarebbero incentivati a far durare il governo per l’intera legislatura
- Permetterebbe a nuove facce e a nuove idee di farsi strada ai “piani alti” del palazzo
- Stimolerebbe per lo meno i parlamentari uscenti a fare delle scelte coraggiose e non semplicemente allinearsi alle scelte di partito per essere rimesso in lista alle successive elezioni
- Inviterebbe i politici ad essere piu’ vicini al mondo produttivo visto che non avranno la prospettiva tutti di fare i politici a vita
Ho pensato a questa proposta per dieci minuti e sinceramente credo che se ci spendessi un po’ piu’ di tempo potrei pensare ad altri benefit portati da una classe dirigente “forzata” al ricircolo. Sinceramente non vedo alcun grosso lato negativo di questa idea, in un paese che ha disperato bisogno di cambiamento e dove tutti dicono che rappresentano il nuovo, si continuano a vedere le solite vecchie facce in giro ... e allora forza imponiamoci con la forza lo svecchiamento!
Si tratta semplicemente di limitare a tre (o due?) i mandati parlamentari che un individuo puo’ ricevere. Quindi semplicemente dire che dopo tre volte che una persona e’ stata eletta alla camera o al senato deve mettersi da parte e lasciare posto ad altri.
Questa proposta sulla carta veramente semplice darebbe a mio avviso grandissimi benefici al paese. Cerco di elencarne qualcuno:
- I parlamentari sarebbero incentivati a far durare il governo per l’intera legislatura
- Permetterebbe a nuove facce e a nuove idee di farsi strada ai “piani alti” del palazzo
- Stimolerebbe per lo meno i parlamentari uscenti a fare delle scelte coraggiose e non semplicemente allinearsi alle scelte di partito per essere rimesso in lista alle successive elezioni
- Inviterebbe i politici ad essere piu’ vicini al mondo produttivo visto che non avranno la prospettiva tutti di fare i politici a vita
Ho pensato a questa proposta per dieci minuti e sinceramente credo che se ci spendessi un po’ piu’ di tempo potrei pensare ad altri benefit portati da una classe dirigente “forzata” al ricircolo. Sinceramente non vedo alcun grosso lato negativo di questa idea, in un paese che ha disperato bisogno di cambiamento e dove tutti dicono che rappresentano il nuovo, si continuano a vedere le solite vecchie facce in giro ... e allora forza imponiamoci con la forza lo svecchiamento!
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