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mercoledì 22 ottobre 2008

Elezioni USA, si chiudono le danze

Poca voglia di postare in questi giorni, quindi vi segnalo un bel fotomontaggio che mi ha fatto sorridere e che mi fa ricodrdare che siamo veramente agli sgoccioli per queste estenuanti elezioni presidenziali USA.

venerdì 29 agosto 2008

Il sogno americano e' in buona salute

Scusate la latitanza dal blog ma sto passando un periodo abbastanza intenso che non aiuta a concentrarmi sui temi politico-economici tipici di questo spazio.

Tanto per cambiare sto cercando nuovamente lavoro; avevo preannunciato il collasso del sistema creditizio a stelle e strisce e guarda casa me ne sono trovato nel bel mezzo visto che lavoro per una delle maggiori banche americane.

Una nota invece positiva e' che due giorni fa ho ricevuto la cittadinanza americana in una bella cerimonia con centinaia di altri immigrati di ogni etnia e colore.

Devo ammettere che questa cerimonia mi ha toccato più di quanto mi aspettassi, probabilmente per la presenza di gente con con storie molto più “pese” della mia, che proviene da paesi del secondo e terzo mondo e che, in molti casi, ha impiegato decenni per ottenere la cittadinanza.

La cittadinanza americana per questa gente, come per gli immigrati Italiani nel secolo scorso, significa ancora ottenere un biglietto per una vita migliore per se e per i propri figli.

Ecco che allora ieri sera, quando ho guardato in televisione il discorso di Obama, ho cercato di interpretare le sue parole attraverso gli occhi coperti di lacrime della famiglia di El Salvador che sedeva di fianco a me alla cerimonia.

Il discorso di Barack era intitolato la “promessa americana” e le sue parole iniziali sono state proprio rivolte al fatto che in nessun altro paese al mondo la straordinaria storia personale del candidato democratico sarebbe stata possibile.

Ma la parte del discorso che forse mi e' piaciuta di più' e' quando ha distinto i compiti del governo e delle istituzioni dalla volonta' e l'impegno dell'individuo. Non sto qui a dilungarmi su questo punto ma se avete tempo andate a dare un'occhiata al passaggio dove dice “Individual responsibility and mutual responsibility – that’s the essence of America’s promise”

Questo, a mio avviso, e' in netto contrasto con la visione assistenzialistica, nepotistica o “furbistica” che considero essere una delle maggiori piaghe del bel paese.

Spero allora che il figlio di uno studente Keniota e di una madre del Kansas, abbandonato dal padre all'eta' di 2 anni possa conquistare la presidenza degli Stati Uniti. Spero che l'America riesca a stupirci ancora una volta e affermare che il la promessa/il sogno americano, incrinato dai neo-conservatives e da guantanoma gode ancora di in buona salute.

lunedì 28 luglio 2008

Barack, non dare del Francese a Mr. Smith

Ieri sera Obama e' tornato negli Stati Uniti dopo un tour ed un bagno di popolarità' tra Medio Oriente ed Europa.
Non c'e' dubbio che se a Novembre votassero Arabi ed Europei il senatore dell'Illinois avrebbe le elezioni presidenziali in tasca; ma ahimè in autunno voteranno i cittadini del Nebraska e dell'Oklahoma che dei bagni di folla in Francia ed in Germania non sanno proprio che farsene.

Ad essere sinceri credo che il viaggio all'estero del candidato democratico sia stata, tutto sommato, una mossa positiva. Era in fondo l'unico modo di dimostrare un certo spessore internazionale per un candidato che non ha un gran che di esperienza politica ad alto livello.
Questa mossa potrebbe pero' anche rafforzare la percezione elitaria e distaccata dai problemi della classe lavoratrice che Barack si sta portando dietro.
La sinistra che Barack rappresenta e' la sinistra delle università e dei cittadini delle aree metropolitane americane. I colletti blu non riescono ad identificarsi con un candidato che per parlare di inflazione in Iowa cita i prezzi della rucola in una catena alimentare di prodotti biologici (tra l'altro non presente in Iowa).

Essere bollato come europeista (peggio un francese) nel cuore degli Stati Uniti non e' proprio un complimento e temo che al momento cruciale l'operaio della Ford tendera' ad identificarsi di piu' con il reduce di guerra pittosto che con il laureato di Harvard.
Negli Stati Uniti si dice che la gente vota il candidato con cui gli piacerebbe sedersi a bere una birra, e, guarda caso, recentemente uno pseudo-cowboy del texas e' riuscito a vincere due tiratissime elezioni.

Personalmente penso (e spero) che Obama ce la possa fare a Novembre, ma temo che il culto da rock-star che ormai riceve e la la sua aurea ormai semi-divina possa alienare gruppi di elettori di cui ha disperatamente bisogno. Il sistema di voto americano premia un consenso diffuso in tutti gli stati e le elezioni non si vincono a New York ed in California.

Credo che il problema di Obama non sia tanto il colore della pelle, ma quanto il fatto che a berci una birra assieme un agricoltore o un operaio non saprebbe bene cosa dirgli.

Un paio di pensieri conclusivi in ordine sparso:

- Germania, Francia, Inghilterra, Israele ... Obama ha gia' fatto capire chi conta

- Noi europei siamo sempre bravi a fare i signori con i soldi degli altri ... ma siamo sicuri che una persona di colore (o un figlio di un Marocchino o di un Turco) lo eleggerebbero in Francia o in Germania?

Buone vacanze a voi che le fate!

mercoledì 4 giugno 2008

Onore ad Hillary ma e' ora di mettersi da parte

E’ ormai un bel pezzo che non scrivo su questo blog ma per un paio di settimane non sono stato quaggiu’ bensi laggiu’ e mi ha fatto molto piacere rivedere di persona i 2 lettori di questo blog.

Direi che l’argomento del giorno e’ sicuramente la ormai certa candidatura di Obama come il rappresentante del partito Democratico per la corsa alla Casa Bianca.
Ieri in un coordinamento televisivo tutto americano ho visto il discorso in diretta di Hilary da NY che chiudeva la sua corsa all nomination e dieci minuti (pubblicita!) dopo la chiusura di Hilary e’ stato il turno di Obama a parlare in diretta dal Minnesota sfidando a duello McCain per la poltrona di presidente.
Inutile ricordarvi che gia’ a febbraio avevo previsto che lo scontro finale sarebbe stato Obama-McCain Devo dire cha sono stato un supporter di Obama dall’inizio ma che lentamente Hilary stava guadagnando un sacco di punti nel mio cervelletto mentre il messaggio (o slogan?) di cambiamento di Obama stave diventando un po’ stantio.
Il discorso della Clinton di ieri e’ stato a mio avviso esemplare ed ha ricordato come e’ da tempo che lei si batte per temi sociali quali ad esempio l’assistenza sanitaria per tutti gli americani (cosa che l’ha messa in difficolta’ quando era la first lady).
Onore delle armi quindi ad Hilary che pero’ mi delude con la sua richiesta di rimanere in pista come candidata alla vicepresidenza. Mentre credo che un ticket Obama/Clinton sia veramente interessante e potenzialmente coinvolgente, credo anche che una corsa cosi’ aspra e all’ultimo sangue richiedesse al perdente di ritirarsi nell’ombra.
Sono quindi deluso della decisione di Hilary di inseguire la candidatura a vice presidente perche’ questo dimosta a mio avviso che dietro le importanti questioni politiche per cui si batte vi sia anche una ricerca spasmodica della “cadrega”.
Obama e’ ora in un serio imbarazzo, da un lato gli sara’ difficile negare al potente rivale il posto d’onore nel suo ticket, dall’altro un vicepresidente del calibro di Hilary costituirebbe a mio avviso una costante spina del fianco ed una distrazione per is senatore dell’Illinois.