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giovedì 30 dicembre 2010

2010 ora di bilanci


Si chiude un 2010 con segnali di ripresa per l'economia mondiale. Anche se vi sono ancora parecchie nubi all'orizzonte (disoccupazione, debito pubblico USA, PIIGS, etc...) si puo dire che le locomotive dell'economia mondiale, con in testa la Cina, stanno tirando e che la temuta "double-dip recession" dovrebbe essere stata scongiurata almenno negli USA.
Il mercato azionario costituisce una cartina di tornasole per lo stato dell'economia, ed effettivamente nel 2010 l'aggregato delle borse azionarie mondiali (grafico in blu qui sopra) e' cresciuto oltre l'8%. 
Come si vede dal grafico l'accelerazione e' avvenuta nel quarto trimestre quando i timori di tornare in recessione si sono per lo piu dissipati.
Gli USA (linea gialla nel grafico qui sopra) hanno fatto meglio della media mondiale con l'indice S&P500 che e' cresciuto quasi del 13% quest'anno (ricordiamo comunque che i mercati sono ancora al di sotto dei picchi del 2000 e del 2007).
Passando all'Italia, purtroppo l'indice MIBtel (approssimato dalla linea arancione qui sopra) e' sceso di oltre un 15% nel 2010. Questo si somma a perdite ormai croniche della borsa italiana che negli ultimi cinque anni ha perso quasi il 40% del proprio valore (contro un S&P500 piatto nei 5 anni) e negli ultimi 10 anni ha generato un ritorno del -30% (S&P500 -4%).
Ancora una volta, se la borsa azionaria e' il barometro dell'economia, il belpaese sembra essere da tempo in acque turbolente con poche prospettive di uscirne bene.

martedì 28 settembre 2010

Cresce la poverta' negli USA

Torno a scrivere dopo mesi di assenza piu' che altro per dare un saluto colelttivo ai lettori.
Il grafico qui sopra mostra il tasso di poverta' negli stati uniti. Nel 2009 piu' del 14% delle famiglie americane erano al disotto della soglia di poverta', segno che la recessione sta colpendo parecchia gente.
Il numero mi ha stupito, infatti significa che una famiglia su sette e' considerata povera.
Questo mi ha spinto a ricercare numeri relativi ad altri paesi, e grazie a google ecco i risultati: .
http://www.nationmaster.com/graph/eco_pop_bel_pov_lin-economy-population-below-poverty-line
I numeri sono piu' vecchi (quindi probabilmente le cose possono essere peggiorate con la recessione), ma sono sorpreso a vedere la Spagna con un tasso di poverta' che sfiora il 20% e l'Inghilterra al 14% davanti a Kazakistan e Messico (?!).
Molto ha probabilmente a che vedere con come viene definito la soglia di poverta' che chiaramente in Kazakistan e' paracchio piu' povero che a Manchester.
L'italia non e' nella lista indicata poco sopra, ma ho trovato dei dati del 2007 che parlano di 7,5 milioni di italiani sotto la soglia di poverta'. Questo equivale al 13% della popolazione. Siamo tutti nella stessa barca.

giovedì 8 luglio 2010

Italia seconda al mondo per debito pubblico

Posto qui un interessante grafico preso in prestito dagli amici di Calculated Risk.
Il grafico mostra il livello di debito pubblico come percentuale del Prodotto Interno Lordo.
La cosa preoccupante e' che L'Itala e' davanti alla Grecia come livello di debito e ben di fronte agli altri PIGS.
Il problema qui e' che se l'economia mondiale non riprende a correre la proporzione tra debito e PIL diventa sempre piu allarmante.

mercoledì 5 maggio 2010

Euro, addio sogni di gloria


Sono giorni tumultuosi per l'economia mondiale, i mercati sono in attesa di capire se la Grecia riuscira' ad uscire dalla tremenda crisi monetaria creata da una scellerata politica economica. La crisi di fiducia potrebbe anche allargarsi dal debito pubblico Greco a quelli di Portogallo, Spagna ed addirittura di Italia ed Inghilterra.
Troppo presto per sapere come anddranno a finire le cose, ma certo e' che l'Euro uscira' ridimensionato da questa esperienza.
La moneta unica europea recentemente sembrava poter minacciare il dollaro come valuta di riferimento mondiale. Dai paesi arabi alla Cina, dall Russia al Sud America si stava facendo largo l'idea di adottare (anche) l'Euro come moneta per gli scambi internazionali e come riserva monetaria. In Inghilterra, a seguito della recessione globale, si era rinnovato il dibattito per abbandorare la Sterlina in favore dell'Euro.
Ma alla luce delal situazione Greca il mondo sta facendo rapidamente retromarcia, abbraccindo nuovamente il biglietto verde come moneta di riferimento mondiale.
In un mondo dove il valore di una banconota e' scollegato da ogni bene reale, la forza di una moneta si basa esclusivamente sulla sicurezza del paese che la conia.
Senza un'unita' politica Europea, o per lo meno una chiara unita' di intenti, l'Euro non potra' contrastare il prestigio del biglietto verde.

mercoledì 10 febbraio 2010

La Germania si prende cura dei maiali

Nuvoloni all'orizzonte per l'Eurozona che in questi giorni sta cercando di salvare il governo greco dal tracollo finanziario dovuto da un eccessivo debito pubblico.
Nei circoli economici si sussurra che tutti i PIGS (maiali in inglese) sono avviati sulla orme dei cugini ellenici.
PIGS e' un acronimo che si riferisce alle economie del Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Un nomignolo carino appioppato dai simpaticoni economisti inglesi, chiaramente non fautori del business mediterraneo.
Simpatia inglese a parte, gli unici che possono (e purtoppo devono) salvare l'economia europea sono i tedeschi.
Durante la piu' severa recessione dal dopoguerra, si sta capendo il potere dell'Euro. Questo esperimento economico che lega tutti i paesi che ne fanno parto richiede una politica finanziaria coordinata tra i vari paesi dell'Eurozona. Il Governo europeo e la Banca Centrale europea sono troppo deboli per dettare la politica finanziaria ai vari paesi membri. Se uno dei paesi membri va veramente nei pasticci l'anello debole della catena puo' far crollare tutto il sistema. Ecco perche' la Germania (anello forte della catena) oggi corre a soccorrere la Grecia e domani chissa' qualche altro dei "PIGS".
Non sono convinto che questo sia pero' un modello alla lunga sostenibile e credo che chi caccia il grano dovrebbe avere qualcosa in ritorno. La Garmania in questo caso dovrebbe mettere la politica economica greca in "amministrazione controllata". Concetto chiaramente provocatorio ed inattuabile ma fondamentalmente giusto. I PIGS hanno bisogno di un "pastore" che gli mostri la strada giusta. Tappiamoci il naso e cantiamo "Deutschland uber alles".

martedì 5 gennaio 2010

Il Decennio Perduto

E' il 2010 cari lettori, e come ogni inizio anno e' tempo di bilanci e di buoni propositi.
Quello che mi era quasi sfuggito pero' e' che questo e' anche l'inizio di un nuovo decennio ed allora e' tempo di super-bilanci.
Parafrasando una vecchia canzone, "cosa restera' di questi anni duemila?"
Non voglio stare qui a fare la lista della spesa di cosa e' successo dal 2000 al 2009, ma se qualche lettore se la sente di elencare il bello e il brutto dell decennio appena finito credo che sarebbe veramente un bel argomento di conversazione.

Questo e' stato sicuramente il decennio dell'informazione che ha cambiato le nostre vite, basti pensare che nel 2009 Google ha compiuto dieci anni.
Ma la definizione che lentamente si sta facendo strada qui in America e' quella del "Decennio Perduto".
Perduto per l'impressione di aver piu' o meno corso in tondo, di aver creato delle gran bolle che poi si sono sgonfiate, di aver in mano un pugno di mosche.
Facile parlare delle bolle economiche dalla .com ai mutui spazzatura.
Il Dow Jones, barometro dell'economia americana, ha aperto il 2000 vicino agli 11.000 punti ed ha chiuso il 2009 a 10.500 punti.
Un dato ancora piu' demoralizzante e' che la decade non ha creato posti idi lavoro
Il grafico qui sotto mostra l'aumento di posti di lavoro, del PIL e della ricchezza delle famiglie americane in svariate decadi.
I dati per la decade che si e' appena chiusa sono preoccupanti soprattutto se paragonati alle decadi precedenti dove negli anni '80 e '90 si e' registrato un aumento quasi identico delle variabili tracciate nel grafico.


Anche da un punto di vista politico credo che l'America abbia concluso poco.
La decade che si era aperta con l'attacco alle torri gemelle si chiude con truppe americane ancora in Iraq ed Afganistan e con Guantanamo aperto.

E per l'italia che bilancio fare di questa decade?
Si puo bollare come decade perduta o forse ancora peggio come una decade "in caduta"?
Non voglio dare troppa importanza alla borsa come barometro di tutto, ma se il Dow Jones e' sceso del 5% in questi ultimi 10 anni, il Mib e' sceso del 50%.
Certamente io ho una propensione verso i numeri ed un occhio verso l'economia, ma mi sembra palese riscontrare che nel mondo occidentale oggi il ceto medio abbia l'impressione di star peggio che non nei "noiosi" anni '90 o nei "rampanti" anni '80.
Cosa ci riserveranno gli anni '10?
Buona decade a tutti!

giovedì 29 ottobre 2009

L'economia USA sta migliorando ... Ma ... Pero' ...


Rubacchiato il grafico qui sopra dal sito della CNN.
La buna notizia e' che nel terzo quadrimestre il prodotto interno lordo USA ha registrato un aumento sostanziale.
La grossa domanda e' se questo e' sostenibile o se e' un fuoco di paglia.
Con i trilioni spesi dal governo per raddrizzare 'economia molto di quel +3.5% annuo sono soldi spesi dallo Zio Sam.
Torno a ricordare a tutti voi che un 70% dell'economia USA e' costituita dalla spesa dei consumatori.
Con un tasso di disoccupazione vicino al 10% e molti americani indebitati fino agli occhi e che hanno perso o stanno per perdere la casa, non e' facile vedere come sostenere questa ripresa.
Per oggi comunque gioiamo per un dato economico positivo.

mercoledì 23 settembre 2009

Il volto migliore del Capitalismo e della Globalizzazione

Qui a fianco vedete una foto di un team di nerds che ha vinto un milione di dollari.
Lasciatemi de-comporre questa storia.
1 - Netflex e' un'azienda della silicon valley che offre noleggio di film via posta e streaming di films via internet.
Iniziamo a prendere appunti qui ... DVD via posta? 7 anni fa avevo proposto questo servizio a Poste Italiane, mi hanno riso in faccia visto che se i DVD non se li rubava il postino se li sarebbe rubati il vicino.
2- Netflix e' leader mondiale in questo servizio ma cerca continuamente di migliorare il proprio servizio, cerca cioe' di fare felici i propri clienti (questa non dovrebbe essere un grossissimo concetto capitalistico ma spesso ahime sfugge)
3 - Un modo per fare la vita facile ai clienti e' quello di raccomandare film che potrebbero piacere basandosi sulle abitudini di consumo dei client stessi (Data-Manining, Predictive Analythics, Targeted Marketing ... ah sti pallosi statistici)
4 - Nel tentativo di dare delle raccomandazioni sempre piu' salienti alla clientela Netflix ha deciso di lanciare un concorso aperto a chiunque riuscisse a migliorare il suo algoritmo che sceglie che film suggerire ai clienti
5 - Per fare cio' ha creato una comunita' virtuale dove ha messo in bella mostra il programma che oggi usa per generare tali raccomandazioni e ha sfidato il mondo a migliorarlo
6 - Molti nerds di buone speranze hanno iniziato a lavorare su questo problema (crowdsourcing ... e' la prossima frontiera ... dare il lavoro in pasto al mondo e vedere chi lo fa in modo piu' efficacie)
7 - Alcuni nerd hanno iniziato a allearsi, capendo che potevano portare un expertise diversa al progetto (virtual collaboration)
8 - Risultato ... i vincitori della sfida e' un team di 7 persone rappresentanti dagli U.S.A., Austria, Canada e Israele.
9 - Dopo aver lavorato assieme per 6 mesi, alcuni dei membri si sono incontrati per la prima volta questa settimana durante la cerimonia di premiazione

Che dire ... io sono cresciuto ascoltando "o' salario garantito" dei 99 posse ;-)

martedì 15 settembre 2009

Grande Panico - un anno dopo

Oggi e' primo anniversario del fallimento di Lehman Brothers, data che restera' nei libri di storia economica come l'inizio del grande panico finanziario globale scatenatosi a cavallo tra il 2008 e il 2009.
Non che le cose andassero bene nell'economia Americana prima del fatidico 15 Settembre 2008.
L'economia era gia' in recessione da mesi. Il governo era gia' intervenuto per salvare Fannie Mae e Fraddie Mac, ed aveva in qualche modo salvato Bear Stern dal collasso vendendola per quattro lire a JP Morgan.
I mormorii a Washington ed in giro per l'America era che si stava gettando denaro dei contribuenti cercando di salvare i furboni di Wall Street.
E allora l'allora governo Bush volle dare un segnale a Wall Street e al paese che non tutte le banche sarebbero state salvate dal governo lasciando fallire una delle maggiori banche d'affari al mondo.
La reazione che Henry Paulson non si aspettava, e' il panico totale che sarebbe scaturito dal fallimento di Lehman, panico che portera' a 6 mesi di paralisi della finanza e dell'economia mondiale.
Vedete, il sistema finanziario in fondo e' un giochino basato solo ed esclusivamente sulal fiducia.
Un dollaro in verta' non vale un dollaro ma e' semplicemente un pezzo di carta.
Un'azione non e' nemmeno piu' quello, e' un numero in un computer.
Cio' che fa rimanere in piedi il castello della finanza mondiale e' la fede che dietro i numeri e la carta ci sia della sostanza. Il fallimento di Lehman ha fatto tremare questa convinzione creando una susseguirsi di eventi che magri oggi ci siamo anche mezzi dimenticati ma che hanno veramente paralizzato il mondo fino ad inizio 2009.
Date un'occhita ai commenti di un mio post del settembre scorso per capire che razza di ragionamenti si facevano all'epoca.

Oggi ad un anno di distanza i ricordi si vanno sbiadendo, la borsa cresce, i banchieri si prendono i loro bonus e (forse) la recessione e' pure finita.
Credo che alla fin fine abbiamo sprecato questa crisi, che avrebbe dovuto essere usata per meglio regolamentare il sistema finanziario globale.

mercoledì 9 settembre 2009

Classifica della Competitivita' Economica Globale

Ieri il World Economic Forum ha pubblicato l'edizione 2009-2010 della graduatoria dei paesi piu' competitivi dal punto di vista economico.
La graduatoria e' stilata in base ad un indice formato da svariate variabili economiche, tra queste:
Istituzioni, Infrastrutture, Stabilità Macroeconomica, Sanità e Istruzione Primaria, Istruzione Superiore e Formazione, Efficienza del Mercato dei Beni e Servizi, Efficienza del Mercato del Lavoro, Sviluppo del Mercato Finanziario, Infrastrutture Tecnologiche, Dimensioni del Mercato, Sviluppo Aziendale e Innovazione.
Ecco la classifica dei primi 50 paesi (si vede malino, ho salvato un'immagina da excel):


Per l'intera lista ed approfondimenti dal WEF cliccate qui.

Un paio di commenti veloci.
Gli USA lasciano il primo posto della graduatoria alla Svizzera, soprattutto a causa della crisi del sistema finanziario.

La Cina sale dalla 30esia alla 29esima posizione a dispetto delle rigidita' politiche, ma grazie alla sua capacita' produttiva ed innovativa.

L'Italia sale dal 49esimo ad un poco prestigioso 48esimo posto frenata soprattutto dalle rigidita' del mercato del lavoro (117esima su 138 paesi per efficienza del mercato del lavoro) , corruzione e crimine (97esima) e indebitamento pubblico (128esimo).

L'India tra i nuovi giganti economici si piazza solo 49esimo a testimonianza del fatto che gran parte dello sviluppo economico degli ultimi anni non raggiunge grossissime fette della popolazione.

La Russia infine cede 12 posizioni e cade al 63esimo posto e senza girare troppo attorno alla questione per il riemergere di preoccupanti tendenze dittatoriali che sopprimono la liberta' individuale ed economica.

mercoledì 5 agosto 2009

Sanita' USA ferma agli anni '50

Torno sul tema della riforma sanitaria, che e' uno degli argomenti economici e politici piu' scottanti del momento negli USA.
Aveo gia' scritto di come uno dei difetti fondamentali del sistema attuale, sia il fatto che i medici sono incentivati ad ordinare test e medicinali spesso inutili.
Un'altro aspetto peculiare della sanita' locale e' che gran parte di coloro che hanno l'assicurazione medica la ottengono tramite il loro datore di lavoro.
Questo presenta indubbi vantaggi per coloro che hanno questo benefit.
Uno de maggiori vantaggi e' il costo del premio assicurativo sovvenzionato solitamente all'80% dal datore di lavoro e per il restante 20% "affogato" tra le varie tasse e detrazioni delal busta paga.
Questo diventa per il lavoratore e la sua famiglia un costo non visibile, creando l'impressione che l'assicurazione mediaca sia piu' o meno gratuita.
L'altro grande vantaggio di essere in un'assicurazione di gruppo (cosi' viene chiamata l'assicurazione ottenuta tramite il lavoro) e' quello di non ricevere alcuno scrutinio sulle condizioni mediche al momento dell'assicurazione.
Chi ha visto il film Sicko di Michael Moore, sa che negli USA puo' succedere che le assicurazioni mediche possono rifiutarsi di assicurare persone che hanno avuto dei seri problemi di salute, per evitare in questo modo possibili perdite.

Questi ed altri vantaggi di ricevere l'assicurazione medica tramite il datore di lavoro sono un retaggio dell'america degli anni '50 e '60, di quando il padre di famiglia trovava un lavoro a 20 anni e se lo teneva fino alla pensione.
E' l'America della General Motors, che purtroppo non esiste piu'. Lo scenario di oggi e' quello di lavori che durano qualche anno, di prestazioni free-lance e di espeienze imprenditoriali.

Il sistema alla General Motor pero' funziona ancora bene per il 62% delle famiglie americane (in calo dal 70% del 19987), per cui il datore di lavoro sovvenziona l'assicurazione medica.
E' allora difficile portare dei fondamentali cambiamenti al sistema quando da un lato lo status-quo funziona per la maggior parte delle famiglie americane, e dall'altro cambiare lo status-quo vuol dire andare contro gli interessi delle potenti lobby sanitarie.
Credo che questo sia il territorio dove Obama si giochera' il successo o l'insuccesso del suo primo mandato presidenziale.

venerdì 31 luglio 2009

Basta con la solita minestra per il mezzogiorno

Leggo oggi sul Corriere del sontuoso piano del governo italiano per rilanciare la Sicilia ed il mezzogiorno.
Il piano include la creazione di una "Banca del Sud" e di un nuove Ente creato apposta per gestire le questioni del mezzogiorno.
Non capisco bene cosa si vuole ottenere con questa manovra.
La "Banca del Sud" suona moltissimo come la "Cassa del Mezzogiorno", creata nel 1950 da Alcide De Gaspari, poi semi-chiusa nel 1992 per allinearsi con regole della comunita' europea.
La Cassa del Mezzogiorno dagli anni cinquanta ha "investito" (notare le virgolette) in media 3,2 miliardi di euro all'anno nel meridione d'italia.
I risultati? a voi l'ardua sentenza
Buttare soldi al mezzogiorno senza una politica per riformare il tessuto sociale e politico non dara' alcun tipo di risultato.

martedì 28 luglio 2009

G2

La defizione di G2 l'ho rubata da Giacomo, in un commento lasciato a proposito di un mio post sul G8 dell'Acquila.

Potremmo definire G2 gli incontri che in questi giorni si stanno svolgendo a Washington tra una delegazione diplomatica cinese ed il governo americano.
I lavori, aperti ieri da Barack Obama, sono incentrati su temi di natura economica e sono la testimonianza di quello che e' il nuovo equilibrio mondiale.
La Cina al momento sta uscendo politicamente (se non economicamente) rafforzata da questa crisi economica e si trova ora nella posizione di parlare "alla pari" con gli Stati Uniti.

Questa prerogativa gli viene data dal fatto che la Cina al momento sta finanziando il governo americano.
Come sottoineato in varie occasioni, gli USA stanno spendendo cifre spropositate nel tentativo di uscire da questa crisi economica.
Per raccogliere tali cifre devono emettere buoni del tesoro a tutto spiano., basti pensare che quest'anno il NUOVO deficit pubblico USA dovrebbe sfiorare i 2 trilioni di dollari.
Tra i pochi acquirenti di tali titoli di stato c'e' proprio il governo cinese, che oggi detiene gia' quasi un trilione di BOT targati USA.

Aveo gia' descritto la relazione di interdipendenza tra Cina e USA come una relazione drogato-pusher.
La Cina ha bisogno dell'america come mercato di sbocco.
L'America ha bisogno delal Cina per sostenere il proprio tenore di vita.

La Cina a questo punto pero' sta alzando la voce perche' sa' che l'America al momento ha piu' bisogno della Cina che non viceversa. Tra l'altro i cinesi iniziano ad aver paura che questi titoli di stato USA ben presto perderano di valore visto che sono letteralemnte sovraprodotti, ovvero inflazionati.

Mentre i G2 discutono sulle sorti della loro relazione di co-dipendenza sarebbe un buon momento per il resto del mondo per pensare ad alternative a questo modello bipolare che si va delineando.
Ma non possiamo aspettare tanta lungimiranza dai politici.

lunedì 27 luglio 2009

Numeri

Visto che di numeri me ne intendo, so bene che gli addetti ai lavori (mi annovero tra questi) possono raccontare storie molto diverse semplicemente scegliendo che numeri presentare.

La notizia economica del giorno e' che il mercato immobiliare sembra dare segni di ripresa.
La vendita di nuove case e' cresciuta dell'11% da maggio a giugno 2009.
Una crescita cosi' decisa non si vedeva da Dicembre 2000.
Questi sono i titoli che si trovano oggi sul giornale, ed effettivamente questi numeri raccontano una storia rassicurante.

Lasciate che vi racconti la parte della storia lasciata fuori da quasi tutti i giornali.
La vendita di nuove case in giugno 2009 e' scesa del 21% rispetto a giugno 2008 che, a sua volta, era un 40% in meno rispetto a giugno 2007 che, a sua volta, era 22% in meno di giugno 2006.
Se vogliamo calcare ancora di piu' la mano possiamo dire che dal 1963 (anno in cui e' stata creata questa statistica) ad oggi, solo un giugno ha visto meno nuove case vendute negli USA del giugno 2009.

Capite bene che se i giornali raccontano la prima e non la seconda parte della storia e' difficile mettere le cose in prospettiva.
Nei prossimi mesi mi aspetto di leggere molte di queste storie, soprattuto paragonando i dati economici del 2008 ad i dati del 2009.
Ricordiamoci che settembre-ottobre dell'anno scorso e' quando l'economia mondiale e' andata in caduta libera per 6 mesi.
Aspettatevi da settembre titoloni su indicatori economici vari in ascesa dall'anno precedente. E' certo bene sollevarsi dal fondo, ma ricordiamoci che il fondo puo' essere raschiato per un bel po'.

lunedì 20 luglio 2009

Effetto Serra, il dilemma Indiano e Cinese

In questi giorni Hilary Clinton, ministro degli esteri USA, sta facendo un viaggio di alcuni giorni in India per rinsaldare i rapporti con uno dei due giganti economici emergenti.
L'altro gigante, la Cina, l'aveva gia' visitato in Febbraio come primo viaggio ufficiale.

Tra i moltissimi temi da affrontare con Cina ed India vi e' sicuramente quello della diminuzione dei gas serra, ora che l'America targata Obama vuole schierarsi in prima fila nella lotta al riscaldamento globale.
Questo discorso va al di la' delle mie convinzioni sul riscaldamento globale, e si spinge su temi strettamente economici e di equilibri geopolitici .

Quello che accomuna India e Cina e' che sono dei pesi enormi e potenzialmente ingovernabili, dove la classe dirigente e' legittimata da recenti miglioramenti generalizzati del tenore di vita.

Questo trend di crescita economica sta avvenendo a discapito della conservazione ambientale ed e' alimentato da un utilizzo massiccio di materie prime. Basti pensare che in Cina viene aperta una nuova centrale a carbone ogni settimana.

Ecco che allora il combattere l'effetto serra crea un difficile intersecarsi di interessi che convergono tutti verso Cina ed India.
Da un lato senza queste due economie ogni sforzo dei paesi industrializzati di tagliere emissioni viene vanificato dall'espansione dei paesi asiatici.
Dall'altro questi paesi asiatici non sono ancora pienamente sviluppati da un punto di vista economico e non vogliono accettare alcun taglio alle emissioni di CO2 per non vedere diminuito il loro ritmo di sviluppo.
India e Cina pero', per quanto poco interessante al taglio di emissioni, dovranno prima o poi affrontare l'emergenza dello sviluppo "sporco" visto ceh parti del paese (soprattutto in Cina) stanno letteralmente soffocando tra inquinamento di tutti i tipi.
Una possibile quarta dimensione di questo dilemma, e' che l'occidente tramite restrizioni sulle emissioni vorrebbe probabilmente rallentare la crescita economica di questi paesi che stanno a questo punto competendo con USA ed Europa per l'approvigionamento di materie prime e l'utilizzo di risorse.

In questo contesto ieri il ministro dell'ambiente Indiano ha fatto una sonora pernacchia ad Hilary dicendo che l'India non e' disposta a farsi imporre limiti al livello dei gas serra che emessi.
Questo e' un messaggio che Indiani e Cinesi avevano gia' comunicato ai potenti del mondo al G8 dell'Acquila.
Tutto cio' non promette bene in vista del vertice di Copenhagen in Dicembre dove si dovra' trovare un accordo che vada oltre il protocolo di Kyoto.

venerdì 17 luglio 2009

Wall Street - business as usual

Si sta chiudendo un'ottima settimana per Wall Street, con i maggiori indici che probabilmente registreranno un rialzo di circa il 7% (mentre vi scrivo il mercato e' ancora aperto).

La borsa americana e' stata "energizzata" dai risultati delle banche d'affari Goldman Sachs e JP Morgan che questa settimana hanno riportato risultati trimestrali che hanno superato ogni aspettativa degli analisti.

Goldman da Aprile a Giugno ha guadagnato 3.44 Miliardi di Dollari, o piu' di un milardo di dollari al mese. Si tratta del trimestre piu' redditizio nella storia della gloriosa banca d'affari.
JP Morgan si e' dovuta "accontentare" di 2.7 Miliardi di Dollari.

Goldman Sachs e JP Morgan un mesetto fa hanno anche ripagato i soldi dati dal governo USA per salvarle dall'abisso con il risultato che ora non hanno limiti su bonus e compensi dei loro dirigenti.

La dirigenza di Goldman Sacks ha annunciato che se l'anno continuera' in questo modo gli impiegati potranno aspettarsi un bonus natalizio di 900 mila dollari a testa di media. Chiaramente, in media, significa che Bobby in IT si dovra' "accontentare" di, che ne so, 50 mila dollari, mentre la dirigenza portera' a casa decine di milioni di dollari.

Personalmente non so se essere scandalizzato, invidioso o semplicemente sorpreso di questi numeri. Fatto sta' che nel bel mezzo della crisi economica piu' severa del dopoguerra questi signori riescono a far soldi a palate. Chiaramente dietro questi profitti non vi e' alcuna economia reale ma semplcemente la speculazione sul prezzo di azioni, obbligazioni, materie prime e di tutti i loro derivati.

Probabilmente dobbiamo gioire del fatto che questi risultati indicano che, da un punto di vista strettamente finanziario, il peggio della crisi economica e' passato. Quello che mi rattrista e' che probabilmente abbiamo perso la piu' ghiotta oopportunita' per riformare Wall Street.

mercoledì 8 luglio 2009

Russia - un solitario gigante economico

Ieri il presidente Obama si e' recato in Russia ed ha fatto l'ormai solito discorso di "un nuovo inizio".
Credo che Barack faccia bene a comunicare una netta rottura con la politica Bush, resta da vedere pero', quanti frutti portera' questo nuovo atteggiamento. Come sottolineavo a proposito dell'Iran le buone intenzioni da sole non sempre funzionano.

Obama si e' anche portato in Russia un codazzo di importanti aziende americane come Boeing e Pepsi. Il messaggio non troppo velato al non-capo di stato Putin e' quello di iniziare a fare piu' affari assieme.

Per coincidenza oggi mi sono imbattuto nell'ultima pubblicazione del World Economic Forum. Si tratta della classifica dei paesi piu' orientati al commercio internazionale.
Ebbene, la Russia puo' vantare il 109esimo posto in questa classifica su 121 paesi considerati.
Nazioni del calibro fi Pakistan, Syria e Mauritania sono tute meglio piazzate dei sudditi del cremlino.
Una dei voti piu' bassi la Russia lo riceve in "accesso ai mercati". E vorrei proprio vedere, in un paese dove si possono sequestrare tutti i beni di un imprenditore per le "amicizie sbagliate" non e' certo facile fare affari in modo pulito. Questo lo ha confermato anche l'IKEA che ha annunciato il blocco di tutti gli investimenti in Russia a causa di gravi prolemi di corruzione.

Temo che il futuro per i Russi sia quello di continuare a vendere petrolio e gas naturale e di trasformarsi sempre di piu' in una petro-dittatura di stile mediorientale.

Ah se siete curiosi l'Italia e' al 45esimo posto della classifica WEF dei pesi "amici" del commercio internazionale. Tunisia e Lituania ci battono di un soffio. Anche per noi l'accesso ai mercati e' un problemuccio, di questo avevo scritto piu' di un anno fa.

giovedì 2 luglio 2009

Ma quale Ripresa?

Chi segue questo blog probabilemnte avra' gia' capito che non sono un gran sostenitore della teoria che siamo verso la fine di questa recessione e che si stanno vedendo i "germogli verdi" delle ripresa economica.

Oggi sono usciti i dati sulla disoccupazione USA che si sta avvicinando paurosamente al 10%.

Riporto qui sotto il grafico apaprso in uno dei miei blog preferiti, Calculated Risk, che mostra la percentuale di posti di lavoro persa in ognuna delle recessioni del dopoguerra.


Continuo a premere sul tasto della disoccupazione perche' in un'economia come quella americana dove il 70% del PIL e' rappresentato dalla spesa dei consumatori, una disoccupazione al 10% ad il declino del valore di investimenti mobiliari ed immobiliari, mi fanno prevedere che la ripressa sara' a lunga e difficile.

Personalmente il grafico qui sopra mi fa abbastanza paura, con una recessione arrivata ormai al diciottesimo mese ed un tasso di occupazione ancora in picchiata, mi viene solamente da dire, allacciamoci le cinture di sicurezza!

venerdì 8 maggio 2009

L'italia vista dall'Economist

Lettura obbligatoria per i lettori del Blog.
L'Economist parla della "Berlusconiozzazione" dell'italia e si spinge a definirla una pseudo dittatura post-ideologica.
L'Economist non ha mai nascosto il fatto di non poter sopportare Berlusconi, ma la critica ormai sembra allargarsi all'intero sistema Italia.
Berlusca The Economist

giovedì 30 aprile 2009

Wall street scommette sull'inversione di rotta dell'economia

Oggi si chiude un mese di Aprile dove politici ed investitori hanno mandato un forte messaggio che il peggio della recessione e' passato.
Barack Obama ha parlato di "verdi germogli" che si intravedono nell'economia e Wall Street tra Marzo ed Aprile ha guadagnato quasi il 20%.

Lo stillicidio di notizie di questi giorni incluso un PIL in calo e la disoccupazione in aumento, sembrano non far crolalre l'ottimismo americano.

Personalmente io mi allineo con la copertina del'Economist della setimana scorsa e credo che abbiamo appena appena iniziato a stabilizzare il paziente ma che vi sia ancora molta strada da fare prima della guarigione.

The Economist 04_25_2009