Notizie dall'italia spesso non trovano grande spazio nei media americani.
Parte del mandato di questo Blog e' quello di capire come viene vista l'Italia da questo lato dell'oceano.
Mi ha sorpreso oggi sentir parlare il sindaco di Cittadella ed un immigrato nigeriano da Padova nel corso del programma radiofonico piu' ascoltato in America, Morning Edition, di NPR.
Il circuito NPR e' costituito da una serie di emittenti locali che si finanziano tramite donazioni degli ascoltatori. E' quindi una radio di informazioni e cultura della gente e per la gente. Beccatevi il link a Wikipedia Italiana.
Il segmento di circa 8 minuti parla della condizione degli immigrati in Italia in maniera non molto lusinghiera, e bolla la "Brava Gente" come il paese piu' xenofobo d'Europa.
Ecco il link alla trascrizione del reportage dove si puo' ascoltare anche l'audio.
Il reportage non e' nulla di cui andare troppo fieri, ma da oggi molti americani sapranno dell'esistenza di Cittadella ;-)
martedì 13 gennaio 2009
giovedì 8 gennaio 2009
Spezzo una lancia a favore di Israele
lo so, lo so, sto diventando veramente ammericano, ma credo che strategicamente parlando Israele abbia fatto una mossa giusta in questi giorni nel mostrare i muscoli ad Hamas ed a tutto il mondo arabo.
Spero di non essere frainteso, non trovo assolutamente niente di cui gioire nell'assistere a scene di guerra in medio oriente; ma cerchiamo per un momento di capire la strategia degli israeliani.
Pur non essendo un fautore della creazione dello stato ebraico dopo la seconda guerra mondiale, credo che sia l'ora di smetterla con rivendicazioni territoriali ed avviarci verso la soluzione di due stati confinanti.
Gli Israeliani da qualche anno si sono mossi in questa direzione, nel 2007 assieme ai palestinesi di Fatah si era raggiunto un accordo di massima sull'esistenza di uno stato Palestinese a fianco di quello Israeliano. Israele aveva dato un segnale di distensione sgomberando (con la forza) alcuni insediamenti di coloni e restituendo il territorio (incluse abitazioni ed attivita' produttive) alle autorita' palestinesi.
Ma Israele a Gaza (non nella west-bank) si ritrova con dei vicini di casa, Hamas, che hanno come mandato principale la distruzione dello stato di Israele e l'eliminazione degli Ebrei.
Il lancio giornaliero di missili dal territorio controllato da Hamas verso le citta' Israeline sembra poca cosa di fronte al pesante intervento militare di questi giorni, ma e' comunque qualcosa che non deve essere sottovalutato.
Cosa accaderebbe se per anni tutti i giorni piovessero dei razzi in Friuli lanciati dalla Slovenia? o se piovessero in Irlanda lanciati dagli "orange" dell'Irlanda del Nord?
Nel giudicare la situazione israelo-palestinese credo che si faccia sempre del grosso relativismo facendo finta di non vedere che alla fin fine Israele e' un pese del primo mondo con caratteristiche di vita simile ai paesi anglosassoni, con tremende pressioni da gruppi di fanatici religiosi con un obiettivo dichiarato di distruggerlo.
E allora credo che strategicamente Israele abbia fatto bene a far capire ad Hamas (ma anche alla Siria, al Libano e all'Iran) che e' ancora capace di colpire e di colpire duramente.
Strategicamente non e' nemmeno un caso che l'abbia fatto poco prima che Obama prenda possesso della Casa Bianca.
Come non e' un caso che paesi arabi tipo l'Egitto abbiano condannato debolmente l'attacco israeliano o che il Libano, proprio oggi, sia corso a scusarsi per un paio di razzi partiti dal proprio territorio. Anche ai governi arabi moderati della regione Hamas non piace molto e tutti i paesi di quella zona del mondo si sono piu' o meno scornati quando hanno tentato di scontrarsi con Israele.
Anch'io come tutti vorrei vivere nel paese dei balocchi e vorrei la pace in medio oriente; ma credo che gli Israeliani ne abbiano viste a sufficienza per capire che prevenire e' meglio che curare. Quindi fare un po' di pulizia di gente che li vuole ammazzare, fargli saltare un po' dei tunnel con i quali si riforniscono di armi e magari dargli una mazzata politica e far vedere Hamas per la tigre di carta che e'; credo sia stata una mossa strategicamente (anche se non umanamente) giusta.
Spero di non essere frainteso, non trovo assolutamente niente di cui gioire nell'assistere a scene di guerra in medio oriente; ma cerchiamo per un momento di capire la strategia degli israeliani.
Pur non essendo un fautore della creazione dello stato ebraico dopo la seconda guerra mondiale, credo che sia l'ora di smetterla con rivendicazioni territoriali ed avviarci verso la soluzione di due stati confinanti.
Gli Israeliani da qualche anno si sono mossi in questa direzione, nel 2007 assieme ai palestinesi di Fatah si era raggiunto un accordo di massima sull'esistenza di uno stato Palestinese a fianco di quello Israeliano. Israele aveva dato un segnale di distensione sgomberando (con la forza) alcuni insediamenti di coloni e restituendo il territorio (incluse abitazioni ed attivita' produttive) alle autorita' palestinesi.
Ma Israele a Gaza (non nella west-bank) si ritrova con dei vicini di casa, Hamas, che hanno come mandato principale la distruzione dello stato di Israele e l'eliminazione degli Ebrei.
Il lancio giornaliero di missili dal territorio controllato da Hamas verso le citta' Israeline sembra poca cosa di fronte al pesante intervento militare di questi giorni, ma e' comunque qualcosa che non deve essere sottovalutato.
Cosa accaderebbe se per anni tutti i giorni piovessero dei razzi in Friuli lanciati dalla Slovenia? o se piovessero in Irlanda lanciati dagli "orange" dell'Irlanda del Nord?
Nel giudicare la situazione israelo-palestinese credo che si faccia sempre del grosso relativismo facendo finta di non vedere che alla fin fine Israele e' un pese del primo mondo con caratteristiche di vita simile ai paesi anglosassoni, con tremende pressioni da gruppi di fanatici religiosi con un obiettivo dichiarato di distruggerlo.
E allora credo che strategicamente Israele abbia fatto bene a far capire ad Hamas (ma anche alla Siria, al Libano e all'Iran) che e' ancora capace di colpire e di colpire duramente.
Strategicamente non e' nemmeno un caso che l'abbia fatto poco prima che Obama prenda possesso della Casa Bianca.
Come non e' un caso che paesi arabi tipo l'Egitto abbiano condannato debolmente l'attacco israeliano o che il Libano, proprio oggi, sia corso a scusarsi per un paio di razzi partiti dal proprio territorio. Anche ai governi arabi moderati della regione Hamas non piace molto e tutti i paesi di quella zona del mondo si sono piu' o meno scornati quando hanno tentato di scontrarsi con Israele.
Anch'io come tutti vorrei vivere nel paese dei balocchi e vorrei la pace in medio oriente; ma credo che gli Israeliani ne abbiano viste a sufficienza per capire che prevenire e' meglio che curare. Quindi fare un po' di pulizia di gente che li vuole ammazzare, fargli saltare un po' dei tunnel con i quali si riforniscono di armi e magari dargli una mazzata politica e far vedere Hamas per la tigre di carta che e'; credo sia stata una mossa strategicamente (anche se non umanamente) giusta.
venerdì 2 gennaio 2009
Petrolio, barometro di un'economia (e di mass-media) in tilt
Volevo aprire il 2009 con una storia di carattere economico che non sfigura a fianco di altri incredibili eventi recenti e che, a mio avviso, può dare un'idea di quanto isterico ed irrazionale sia il clima economico-finanziario internazionale.
Se Wall Street ha difficoltà a dare un prezzo a derivati basati su pacchetti eterogenei di mutui di milioni di consumatori, non dovrebbe avere problemi a prezzare ai più fondamentali tasselli dell'economia; le materia prime.
A differenza di futures, swaps e derivatives; carbone, petrolio ed acciaio sono beni tangibili che dovrebbero rispondere alla legge della domanda e dell'offerta.
Nel corso di 2008 invece il prezzo del petrolio e' cresciuto del 55% da gennaio a giugno per poi scendere precipitosamente del 75%, da da 147 dollari al barile di giugno a 37 dollari al barile in dicembre.
Fluttuazioni di prezzo cosi' drammatiche suggeriscono che le materie prime non sono poi cosi' prime, ma essendo quotate in borsa come altri strumenti finanziari, soffrono della stessa sindrome da Las Vegas di cui soffre il resto della finanza mondiale.
Una delle cose che mi fa ridere (o piangere) in tutto questo e' la sfilza di "esperti" che vivono nel piccolo schermo e che hanno sempre la risposta pronta per spiegare questi ed altri fenomeni. Il corollario alla presenza degli esperti e' costituito da noi branco di pecoroni con la memoria corta che li stiamo ad ascoltare.
Con il dollaro che sfiorava $150 al barile ricordo un coro unisono daTV e giornali che parlava di prezzi del barile di greggio che avrebbero sfondato i $300 entro la fine dell'anno.
Gli stessi esperi qualche mese piu' tardi tornano negli stessi schermi per spiegare perche' il prezzo del greggio e' in declino.
Fa anche ridere la macchina del marketing USA con pubblicita' a tutto spiano su auto che consumano poco e con benzinai che espongono da Luglio striscioni che pubblicizzano risparmi di $50 centesimi al gallone, ma su prezzi della benzina a $5 dollari al gallone (al momento e' a $1.90 al gallone).
Permettetemi anche di farmi una mezza risata alla faccia di quelli che sono corsi a comprarsi un'auto ibrida al costo di $35.000, ma almeno quelli aiuteranno a salvere gli orsi polari del documentario di Al Gore.
Insomma nell'isteria generale di questo periodo storico forse e' meglio concentrarsi sugli aspetti quotidiani delle nostre finanze familiari invece di farci influenzare dai tam tam dei media.
Da un punto di vista delle teorie di politica economica, invece, credo sia giunto il momento di allontanarsi dalle teorie microeconomiche delle "aspettative razionali" insegnate a all'universita' e predisporci a disegnare teorie basate sull'isteria generale.
Buon 2009 (che magari sara' meno peggio di quanto te lo vogliano far credere i media)
venerdì 19 dicembre 2008
L'uomo piu' potente del mondo (solo la foto)
Questa mattina ero partito con tutte le mie buone intenzioni per scrivere un articolo su Henry Paulson. Un uomo che in questi periodi turbolenti ha a disposizione un fondo discrezionale di 700 Miliardi di dollari da impiegare come meglio crede per "salvare l'economia".
Temo che come spesso succede con i "salvatori della patria" ne salteranno fuori delle belle su un personaggio che sta facendo il bello ed il cattivo tempo con i soldi dei contribuenti senza perarltro che si vedano grandi frutti del suo piano di salvataggio.
Boh avro' modo di pontificare sull'argomento in futuro, nel frattempo me ne vado a casa (anche perche' e' venerdi' sera, sono le 5.45 e sono qui dalle 7.45) e la settimana prossima me ne vado pure al calduccio.
Quindi faccio ai pochi e pazienti lettori i migliori auguri di
BUON NATALE!
martedì 2 dicembre 2008
Obama - portera' veramente "Change"?
Mi accorgo di non avere dedicato nemmeno un post alla vittoria elettorale di Obama e allo storico segnale di cambiamento che sta portando sulla scena politica statunitense e mondiale.
Lo dico subito, credo che il buon Barack le abbia azzeccate quasi tutte fino ad ora, ed io, come molti americani, sono completamente perso nella luna di miele con il leader "abbronzato" (per dirlo con le parole del Berlusca).
Ma una pagliuzza nell'occhio del salvatore della patria la dobbiamo assolutamente trovare, non sia solo per riempire qualche riga di questo Blog.
Obama ha fatto del cambiamento un tormentone elettorale e l'elettorato americano stanco di otto disastrosi anni di politica Neo-Con lo ha premiato con una sonate vittoria.
Che Obama riesca o meno a portare il cambiamento promesso e' quasi irrilevante di fronte all'energia sprigionata dall'idea stessa del cambiamento (questa l'ho capita solo io).
Se guardiamo bene alle prime decisione prese dal "soon-to-be president" questo grosso cambiamento non lo si vede.
Una sfilza di clintoniani tra le prime e le seconde file dei ministri e addirittura un uomo di Bush lasciato alla guida del Pentagono.
Obama si e' poi sbilanciato nel dire che alcune delle proposte fatte in campagna elettorale potrebbero slittare con i tempi; leggi il ritiro dall'Iraq in 16 mesi e l'abolizione immediata degli sgravi fiscali per i piu' ricchi.
Ma come si dice da queste parti, non lasciamoci rovinare quest'incredibile fiaba da degli squallidi dati di fatto.
martedì 28 ottobre 2008
L'oracolo che ci azzecca meta' delle volte
Ha guidato l'economia di questo paese per 16 anni fino al tardo 2006 quando ha spontanemanete deciso di andare in pensione, tra le suppliche bipartizan di restare a guidare la locomotiva USA.
Greenspan e' stato chiamato, l'oracolo, il genio, il maestro, il guru, insomma e' considerato una delle persone più illuminate nella scena economica mondiale.
Scrivevo piu' di un anno fa come Alan Greenspan, a mio avviso, sia stato invece uno dei maggiori artefici della crisi finanziaria in cui ci siamo cacciati; e che la sua provvidenziale pensione all'eta' di 80 anni altro non fosse che un levarsi di mezzo quando aveva finalmente compreso la bomba che gli stava per esplodere in mano.
La scorsa settimana, in una non-sufficientemente umiliante testimonianza di fronte ad una commissione bicamerale, Alan si e' spinto a fare un mezzo mea-culpa per aver pompato la bolla speculative piu' grande della storia (tra l'altro nessuno gli rinfaccia di aver pompato anche la bolla delle dot com).
Sostanzialmente Alan dice che con il senno di poi forse avrebbe potuto fare qualcosa di diverso ma che fino a quando e' andato in pensione lui NESSUNO si era accorto che si stava creando una bolla di dimensioni colossali.
La parte che pero' mi ha fatto veramente ridere a crepapelle e' quando Alan ha sostenuto che alla fin-fine le cose sono andate cosi' perche' i migliori economisti al mondo, quelli del centro studi della Federal Reserve, azzeccano le loro previsioni, se tutto va bene, nel 60% dei casi.
Anzi copio incollo la frase in inglese perche' e' veramente inverosimile: "If we are right 60 percent of the time in forecasting, we are doing exceptionally well"
Cioe' sto signore dice che se i cervelloni ci azzeccassero il 60% delle volte sarebbe un risultato eccezionale.
Quindi, leggendo tra le righe, vuol dire che siamo in mano a gente che ha la stessa capacita' divinatoria del lancio di una monetina.
Vuol dire che, per definizione, potremmo risparmiare milioni e milioni di dollari in centri studi tanto la probabilità che ci rivelino qualcosa di interessante e' pari alla probabilità che dicano delle panzane tremende.
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mercoledì 22 ottobre 2008
Elezioni USA, si chiudono le danze
lunedì 13 ottobre 2008
Solo in America: Portate i cani in Chiesa
Ritorna la rubrica "Solo in America" grazie ad un articolo che mi ha fatto sorridere.
Per anni ho cantato con i compagni di bevute "non portate i cani in chiesa", e guarda un po' che una chiesa del Massachussets sta incoraggiando i fedeli a fare proprio il contrario.
Il Reverendo Rachel Bickford (gia' per noi e' interessante che il pastore sia donna) svolge nella sua chiesa di in North Weymouth funzioni religiose con amici a quattro zampe ed i loro padroni.
Una delle preghiere che invita i fedeli a recitare suona pressapoco cosi': "Signore fammi diventare la persona che il mio cane pensa che io sia".
Per quanto riguarda la seconda parte della canzoncina "non portate i cani in chiesa", il reverendo dice che sono a disposizione kit per pulire in caso Fido sporchi in giro. Il reverendo sostiene che la cacca di cane e' poca cosa rispetto alla gioia e alla speranza che porta in questo mondo il miglior amico dell'uomo.
Per anni ho cantato con i compagni di bevute "non portate i cani in chiesa", e guarda un po' che una chiesa del Massachussets sta incoraggiando i fedeli a fare proprio il contrario.
Il Reverendo Rachel Bickford (gia' per noi e' interessante che il pastore sia donna) svolge nella sua chiesa di in North Weymouth funzioni religiose con amici a quattro zampe ed i loro padroni.
Una delle preghiere che invita i fedeli a recitare suona pressapoco cosi': "Signore fammi diventare la persona che il mio cane pensa che io sia".
Per quanto riguarda la seconda parte della canzoncina "non portate i cani in chiesa", il reverendo dice che sono a disposizione kit per pulire in caso Fido sporchi in giro. Il reverendo sostiene che la cacca di cane e' poca cosa rispetto alla gioia e alla speranza che porta in questo mondo il miglior amico dell'uomo.
venerdì 26 settembre 2008
Governo americano: dare soldi, vedere cammello
Chi segue questo mio (incostante) Blog sa che sono stato tra i primi ad ammonire sugli effetti disastrosi che avrebbe potuto avere il collasso del sistema creditizio a cui stiamo assistendo.
Sono stato anche spesso critico dell'operato delle istituzioni spesso occupate ad aiutare le grandi banche invece dei semplici consumatori.
Nonostante tutto ciò credo che in questi giorni il governo USA stia facendo la cosa giusto per cercare di stabilizzare l'economia.
Il salvataggio di Fannie Mae, Freddie Mac e di AIG ed il previsto piano da 700 miliardi di dollari per aiutare le banche in difficoltà costituiscono un intervento governativo senza precedenti in un'economia che dovrebbe essere l'esempio del modello capitalista e liberista; tanto che c'e' chi parla di una svolta socialista della politica economica degli Stati Uniti.
Personalmente non credo che ci sia da tirare in ballo la falce ed il martello ma credo che quello che sta succedendo in questi giorni debba far riflettere su certi eccessi del sistema finanziario (piu' che del sistema capitalistico). Sono convinto che questa crisi portera' dei cambiamenti significativi nei sistemi finanziari, che altro non faranno che rimettendo l'orologio indietro di qualche anno sul tipo di strumenti creditizi e di investimento disponibili.
La crisi in cui lAamerica si e' cacciata e' in soldoni frutto dell'iper-speculazione che ha generato degli strumenti finanziari che non hanno piu' nulla a che vedere con "asset" reali.
Il valore monetario di questi strumenti e' un valore esclusivamente basato sulla legge della domanda e dell'offerta (sul trading appunto).
In pratica un credito, nato come un mutuo sulla casa, collegato al valore del bene immobiliare, venive impacchettato e rivenduto talmente tante volte e trasformato in un pezzo di carta ormai scollegato da ogni bene materiale.
La crisi a cui stiamo assistendo in questi giorni e' un vero e proprio crollo del castello di carta dove i protagonisti di questi scambi non riescono piu' ad associare un valore monetario a degli strumenti finanziari.
Iper semplificando, Lehman Brothers aveva in in tasca un titolone dal valore di 100 con dentro un pezzo della casa (mutuo) di John in Kansas, un pezzo di casa di Mary in Florida e un pezzo di centinaia di altre case in tutta America.
Quando John non e' piu' riuscito a pagare il suo mutuo e quando il valore della casa di Mary e' sceso il pezzo di carta non valeva piu' 100 ma qualcosa di meno. Il tracollo di tutto questo e' che ad un certo punto Lehman vorrebbe vendere questo benedetto pezzo di carta perche' crede che altri mutuo impacchettati in quel pezzo di carta potrebbero fare la fine di quelli di John e di Mary. Ed ecco la frittata, a questo punto nessuno vuole comprare quel pezzo di carta perche' nessuno sa quanti John e quante Mary sono dentro a quel pacchetto. Lehman a questo punto si trova con un sacco di pezzi di carta che deve prezzare ad un valore vicino allo zero (per definizione una cosa che nessuno vuole comprare vale zero) nei suoi libri contabili, generando cosi' delle perdite spaventose.
Ma questo giochino e' guidato dall'isteria pura, perche' alla fin fine il vicino di John e la cugina di Mary finiranno per pagarlo quel mutuo; ma nessuno ha l'abilita' o il tempo di andare veramente a vedere quanto sara' il vero valore tra 2 o 3 anni di tutti quei mutui impacchettati dentro quel pezzo di carta. Tutti credono che il valore sara' minore in qualche anno e quindi tutti vogliono liberarsi di quel pezzo di carta, nessuno lo vuole comprare, e cosi'si innesta un circolo vizioso.
L'unico modo per bloccare un circolo di questo tipo e' con l'intervento di un'autorita' esterna al sistema. La cosa che molti osservatori non hanno ben capito e' che il governo non sta intervenndo per salvere quelli che hanno in mano il pezzo di carta. Le grandi banche di investimento che hanno generato questo disastro ne stanno anche pagando il prezzo. Bear Stern e Lehman Brothers sono fallite, Meryl Lynch e' stata comprata per una pipa di tabacco da Bank of America, Goldman Sacks e' stata salvata dagli investimenti di Warren Baffet.
L'intervento del governo americano e' mirato a stabilizzare l'aspetto piu' "tradizionale" del sistema creditizio. Fannie e Fraddy sono aziende che hanno in mano i veri mutui di milioni di case degli americani, non i "derivatives" o i pezzi di carta basati su questi mutui. Anche il piano da 700 miliardi di dollari e' teso a comprare veri mutui dalle banche non i derivatives.
Il problema in tutto questo e' che i mercati finanziari sono tutt'altro che razionali, le banche a questo punto non vogliono piu' prestare soldi ed hanno anche paura che ogni debito che hanno in cassaforte sia un debito cattivo.
Il governo sta intervenendo non tanto per salvare queste banche ma per salvare l'economia che senza banche e credito non funziona. Quei soldi nella depressione degli anni 30 il governo li ha dovuti dare agli individui sotto forma di sussidi. La cosa interessante e' che questa volta invece di dare i soldi ai padri di famiglia per scavare una buca la mattina e richiuderla, il governo con quei soldi sta comprando aziende ed assets a prezzi veramente stracciati. Quando questa crisi sara' finita il governo dovrebbe riuscira a guadagnare dei soldi rivendendo ai privati cio' che ha comprato nel momento di crisi.
In sostanza quindi credo che questo intervento governativo si stia dimostrando l'esatto opposto dei salvataggi all'italiana stile Alitalia, dove i contribuenti buttano miliardi in una azienda senza poter poi decidere come governare queste imprese e senza poter trarre profitto se l'azienda uscira' dalla situazione di crisi.
Per quanto paradossale possa sembrare l'acquisto di Fannie e Fraddy fatto dal governo USA rappresenta una mossa disperata ma sostanzialmente capitalista dove chi mette i soldi alla fine va a casa con il cammello.
Sono stato anche spesso critico dell'operato delle istituzioni spesso occupate ad aiutare le grandi banche invece dei semplici consumatori.
Nonostante tutto ciò credo che in questi giorni il governo USA stia facendo la cosa giusto per cercare di stabilizzare l'economia.
Il salvataggio di Fannie Mae, Freddie Mac e di AIG ed il previsto piano da 700 miliardi di dollari per aiutare le banche in difficoltà costituiscono un intervento governativo senza precedenti in un'economia che dovrebbe essere l'esempio del modello capitalista e liberista; tanto che c'e' chi parla di una svolta socialista della politica economica degli Stati Uniti.
Personalmente non credo che ci sia da tirare in ballo la falce ed il martello ma credo che quello che sta succedendo in questi giorni debba far riflettere su certi eccessi del sistema finanziario (piu' che del sistema capitalistico). Sono convinto che questa crisi portera' dei cambiamenti significativi nei sistemi finanziari, che altro non faranno che rimettendo l'orologio indietro di qualche anno sul tipo di strumenti creditizi e di investimento disponibili.
La crisi in cui lAamerica si e' cacciata e' in soldoni frutto dell'iper-speculazione che ha generato degli strumenti finanziari che non hanno piu' nulla a che vedere con "asset" reali.
Il valore monetario di questi strumenti e' un valore esclusivamente basato sulla legge della domanda e dell'offerta (sul trading appunto).
In pratica un credito, nato come un mutuo sulla casa, collegato al valore del bene immobiliare, venive impacchettato e rivenduto talmente tante volte e trasformato in un pezzo di carta ormai scollegato da ogni bene materiale.
La crisi a cui stiamo assistendo in questi giorni e' un vero e proprio crollo del castello di carta dove i protagonisti di questi scambi non riescono piu' ad associare un valore monetario a degli strumenti finanziari.
Iper semplificando, Lehman Brothers aveva in in tasca un titolone dal valore di 100 con dentro un pezzo della casa (mutuo) di John in Kansas, un pezzo di casa di Mary in Florida e un pezzo di centinaia di altre case in tutta America.
Quando John non e' piu' riuscito a pagare il suo mutuo e quando il valore della casa di Mary e' sceso il pezzo di carta non valeva piu' 100 ma qualcosa di meno. Il tracollo di tutto questo e' che ad un certo punto Lehman vorrebbe vendere questo benedetto pezzo di carta perche' crede che altri mutuo impacchettati in quel pezzo di carta potrebbero fare la fine di quelli di John e di Mary. Ed ecco la frittata, a questo punto nessuno vuole comprare quel pezzo di carta perche' nessuno sa quanti John e quante Mary sono dentro a quel pacchetto. Lehman a questo punto si trova con un sacco di pezzi di carta che deve prezzare ad un valore vicino allo zero (per definizione una cosa che nessuno vuole comprare vale zero) nei suoi libri contabili, generando cosi' delle perdite spaventose.
Ma questo giochino e' guidato dall'isteria pura, perche' alla fin fine il vicino di John e la cugina di Mary finiranno per pagarlo quel mutuo; ma nessuno ha l'abilita' o il tempo di andare veramente a vedere quanto sara' il vero valore tra 2 o 3 anni di tutti quei mutui impacchettati dentro quel pezzo di carta. Tutti credono che il valore sara' minore in qualche anno e quindi tutti vogliono liberarsi di quel pezzo di carta, nessuno lo vuole comprare, e cosi'si innesta un circolo vizioso.
L'unico modo per bloccare un circolo di questo tipo e' con l'intervento di un'autorita' esterna al sistema. La cosa che molti osservatori non hanno ben capito e' che il governo non sta intervenndo per salvere quelli che hanno in mano il pezzo di carta. Le grandi banche di investimento che hanno generato questo disastro ne stanno anche pagando il prezzo. Bear Stern e Lehman Brothers sono fallite, Meryl Lynch e' stata comprata per una pipa di tabacco da Bank of America, Goldman Sacks e' stata salvata dagli investimenti di Warren Baffet.
L'intervento del governo americano e' mirato a stabilizzare l'aspetto piu' "tradizionale" del sistema creditizio. Fannie e Fraddy sono aziende che hanno in mano i veri mutui di milioni di case degli americani, non i "derivatives" o i pezzi di carta basati su questi mutui. Anche il piano da 700 miliardi di dollari e' teso a comprare veri mutui dalle banche non i derivatives.
Il problema in tutto questo e' che i mercati finanziari sono tutt'altro che razionali, le banche a questo punto non vogliono piu' prestare soldi ed hanno anche paura che ogni debito che hanno in cassaforte sia un debito cattivo.
Il governo sta intervenendo non tanto per salvare queste banche ma per salvare l'economia che senza banche e credito non funziona. Quei soldi nella depressione degli anni 30 il governo li ha dovuti dare agli individui sotto forma di sussidi. La cosa interessante e' che questa volta invece di dare i soldi ai padri di famiglia per scavare una buca la mattina e richiuderla, il governo con quei soldi sta comprando aziende ed assets a prezzi veramente stracciati. Quando questa crisi sara' finita il governo dovrebbe riuscira a guadagnare dei soldi rivendendo ai privati cio' che ha comprato nel momento di crisi.
In sostanza quindi credo che questo intervento governativo si stia dimostrando l'esatto opposto dei salvataggi all'italiana stile Alitalia, dove i contribuenti buttano miliardi in una azienda senza poter poi decidere come governare queste imprese e senza poter trarre profitto se l'azienda uscira' dalla situazione di crisi.
Per quanto paradossale possa sembrare l'acquisto di Fannie e Fraddy fatto dal governo USA rappresenta una mossa disperata ma sostanzialmente capitalista dove chi mette i soldi alla fine va a casa con il cammello.
lunedì 8 settembre 2008
Alitalia quanto ci costi
Avevo provato a suo tempo a fare 4 conti sul costo di uno dei tanti interventi per risanare l'Alitalia. Ne era emerso che a fine aprile ogni italiano aveva versato 15 Euro nelle casse di Alitalia.
Questa settimana i cervelloni dell'Economist hanno fatto un conto molto simile relativo alla nuova manovra per salvare la compagnia di bandiera.
Ne viene fuori che ogni italiano dovra' versare 125 euro per sanare questo prestigiosa azienda.
Bah se facciamo bene i conti alla fine era meglio se sto carrozzone lo facevano fallire anni fa e ci davano a tutti un biglietto omaggio per viaggiare con AirOne!
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