Sto probabilmente scoprendo l’acqua calda ma dopo tanti sfoghi sui problemi del capitalismo in Italia stavo riflettendo come questo sia un problema prettamente di natura politica e non economica. Un problema politico che prescinde pero' dallo schieramento politico.
In Italia manca, a mio avviso, una fondamentale comprensione delle regole di una vera libera economia di mercato.
Sia a destra che a sinistra non si e’ fatto nulla negli anni per attuare riforme di largo respiro per ri-allineare la nostra economia con quelle dei grandi paesi europei.
Il problema di fondo e’ che nella testa della nostra classe dirigente, come nella testa di molti italiani, si ha una visione del capitalismo retaggio delle grandi contrapposizioni ideologiche di inizio secolo. Una visione del capitalismo da far-west darwiniano dove si cerca solo di massimizzare il benessere individuale. Questo e’ oggi una visione terzomondista dell’economia in contrapposizione con l’evoluzione delle maggiori economie mondiali verso un idea di benessere diffuso.
L'espressione della destra liberista di questo concetto sono sicuramente gli Stati Uniti dove il consumo individuale corrsponde ai 2/3 del prodotto interno lordo (quindi benessere diffuzo)
Ma sarebbe sbagliato associare un'economia liberale ad un modello iper-capitalistico. Guardando infatti nazioni come Germania e Svezia si vede come questi esempi di socialdemocrazia siano saldamente basate su mercati capitalistici concorrenziali.
Per creare una vera economia di mercato l’italia deve uscire dalla sua logica di orticelli con le sue battaglie per l’insegnante precario o per il notaio, per il metalmeccanico o per il farmacista. Deve abbracciare invece delle riforme olistiche che massimizzino l’efficienza del sistema anche se nel breve periodo queste riforme andranno ad intaccare il benessere del notaio, del tassista, dell’impiegato Alitalia o del dipendente statale.
Questo che sembrerebbe un programma piu’ allineato con le idee di destra che non di sinistra non trova invece una vera rappresentanza in alcuno dei due schieramenti politici del nostro paese.
La sinistra e’ espressione di una base di tipo sindacale e movimentista tesa a conservare ed aumentare i privilegi acquisiti.
La desta di Berlusconi e Fini rappresenta invece una posizione populista e nazionalista che esprime interessi di tipo protezionistico (Alitalia agli italiani) e anche qui di conservazoine dei privilegi acquisiti.
Senza una comprensione della situazione economica di tipo bipartizan l'Italia non riuscira ad attuare quelle riforme economiche di cui ha disperatamente bisogno.
giovedì 1 maggio 2008
giovedì 24 aprile 2008
Suvvia paghiamo tutti la pizza ai dipendenti Alitalia
Un commentino veloce sul caso Alitalia perche’ la questione veramente mi fa bollire il sangue. voglio rinfrescare la memoria a tutti e ricordare che la compagnia 1 milione di Euro al giorno e che in tutta la sua storia e' stata in attivo solamente un anno.
Il nostro governo ha deciso di buttare altri 300 milioni di euro in questo buco senza fondo. Questo equivale a dire che ogni famiglia italiana ha dato circa 15 euro a testa a questa azienda in teoria privata e quotata in borsa ... e questa non e’ certo la prima volta che il governo ci (ok vi) tassa per tenere in piedi questo carrozzone!
La cosa che mi fa piu’ innervosire e’ che chiaramente AirFrance/KLM visto il casino colossale messo ha visto bene di ritirare la propria offerta ... e questo, come scrivevo nel caso AT&T - Telecom, per quanto per il Berlusca e per alcuni sindacalisti puo sembrare una vittoria e’ in verita’ un grido di dolore del sistema economico del nostro Paese.
Il nostro governo ha deciso di buttare altri 300 milioni di euro in questo buco senza fondo. Questo equivale a dire che ogni famiglia italiana ha dato circa 15 euro a testa a questa azienda in teoria privata e quotata in borsa ... e questa non e’ certo la prima volta che il governo ci (ok vi) tassa per tenere in piedi questo carrozzone!
La cosa che mi fa piu’ innervosire e’ che chiaramente AirFrance/KLM visto il casino colossale messo ha visto bene di ritirare la propria offerta ... e questo, come scrivevo nel caso AT&T - Telecom, per quanto per il Berlusca e per alcuni sindacalisti puo sembrare una vittoria e’ in verita’ un grido di dolore del sistema economico del nostro Paese.
lunedì 21 aprile 2008
La Grecia nella corsia di sorpasso
Questo fine settimana stavo leggendo The Economist che dedica ben tre articoli all’Italia centrati soprattutto sulla vittoria di Berlusconi alle elezioni.
Il settimanale non ha mai nascosto di essere anti-berlusconiano e lo ribadisce chiaramente in questa edizione dove tra l’altro uno dei sottotitoli in copertina legge “God Save Italy”.
Invito calorosamente a leggere questo articolo dove in maniera molto concisa il settimanale evidenzias gli annosi problemi dell’italia dall’economia all’educazione.
Al di la’ del martellamento a Berlusconi e delle poco rosee prospettive per il nostro paese la cosa che trovo interessante nell'articolo e' nell' Economist in generale e' il fatto che argomenta sempre le proprie tesi con dati interessanti.
Riporto qui a lato un grafico che sintetizza i persistenti problemi economici del nostro paese, problemi che ahime sopravvivono da anni indipendentemente da chi governa il Paese.

Il settimanale non ha mai nascosto di essere anti-berlusconiano e lo ribadisce chiaramente in questa edizione dove tra l’altro uno dei sottotitoli in copertina legge “God Save Italy”.
Invito calorosamente a leggere questo articolo dove in maniera molto concisa il settimanale evidenzias gli annosi problemi dell’italia dall’economia all’educazione.
Al di la’ del martellamento a Berlusconi e delle poco rosee prospettive per il nostro paese la cosa che trovo interessante nell'articolo e' nell' Economist in generale e' il fatto che argomenta sempre le proprie tesi con dati interessanti.
Riporto qui a lato un grafico che sintetizza i persistenti problemi economici del nostro paese, problemi che ahime sopravvivono da anni indipendentemente da chi governa il Paese.
Il grafico mostra lo scostamento dalla media UE del PIL procapite a parita’ di potere d’acquisto di sei paesi dell’Unione Europea.
In parole povere mostra l’efficienza produttiva o la salute delle economie dei paesi presi in esame.
La prima cosa interessante che si deduce dal grafico e’ che nel 1997 L’Italia era seconda solo alla Germania per efficienza produttiva, e che fino al 2001 l’economia ha pressapoco retto il passo delle grandi economie europee.
Potremmo discutere per ore sull'economia pre e post 2001 ma in soldoni io credo che con l’introduzione dell’Euro la nostra economia abbia dovuto confrontarsi ad armi pari con le altre economie europee senza poter ricorrere a trucchetti quali la svalutazione della moneta per renderla artificialmente competitiva.
Il grafico mostra come dal 2001 sia iniziato un preoccupante declino del nostro PIL pro-capite e come nel 2006 l'economia Italiana sia stata superata da quella Spagnola. Il grafico stima inoltre che quest’anno dovremmo essere raggiunti dalla Grecia in termoini di PIL procapite.
Le ragioni di questo continuo declino sono da ricercarsi nella mancata attuazione di serie riforme strutturali nel nostro paese.
Per quanto non ci piaccia Berlusconi l’unica (probabilmente insensata) speranza e’ che usi la maggioranza parlamentare raggiunta per fare importanti riforme, senza le quali il Paese sara’ relegato a competere non piu’ con Germania e Francia come 10-20 anni fa', ma con potenze economiche del calibro di Grecia, Portogallo e Romania.
Labels:
Economia,
Grecia,
Politica,
Silvio Berlusconi,
The Economist
martedì 15 aprile 2008
Elezioni italiane viste da quaggiu'
Senza grosse pretese se non quella di vedere le cose “da quaggiu’” volevo condividere un paio di riflessioni sui risultati delle elezioni politiche in Italia.
1) L’idea del bipartitismo e’ piu’ radicata di quanto credessi
2) La gente ha accusato la sinistra radicale del fallimento del governo Prodi e la destra vince piu’ per la logica di alternanza e malcontento con il governo Prodi che non per meriti propri
1) L’idea del bipartitismo e’ piu’ radicata di quanto credessi
- I pochi voti raccolti da liste non allineate con Berlusconi o Veltroni ne sono, a mio avviso, la conferma
- Bertinotti ha fatto molto male ma anche Casini non ne esce granche’ bene per non parlare poi de “la destra” e dei vari partiti minori
- La divisione ideologica del paese rimane pressoche’ invariata dalle elezioni precedenti e la “base” dei partiti e’ sempre la stessa:
- FI+AN nel 2006 raccolgono il 36% dei consensi il PL nel 2008 il 37%
- L’Ulivo nel 2006 al 31% il PD oggi al 33%
2) La gente ha accusato la sinistra radicale del fallimento del governo Prodi e la destra vince piu’ per la logica di alternanza e malcontento con il governo Prodi che non per meriti propri
- Il PD esce dalla elezioni come un progetto che regge (votato da un italiano su tre)
- Bertinotti e i vari partiti a sinistra del PD hanno preso una mazzata clamorosaproprio perche' accusati della caduta di Prodi e perche' non ritenuti un vero segnale di cambiamento
- La Lega e’ sicuramente la piu’ grande storia di queste elezioni ... vi sono molte sfaccettature in questa storia ma io la interpreterei come un Vaffanculo a questa Italia malandata e malandrina
- Gli elettori del Nord hanno avuto la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso verso la situazione generale del nostro Paese attraverso un voto tutto sommato utile
- Il mandato dato alla Lega e’ di cambiare le cose “da dentro”. Quello che ha aiutato la Lega e’ stato il fatto di essere parte della coalizione che si presumeva andasse a governare il Paese ma allo stesso tempo rappresentava una forza per il cambiamento dello status quo. In altre parole non vedo nel voto per la Lega una vera e propria spinta secessionista ma sicuramente una voglia di mettere “il fuoco al culo” alla classe dirigente del nostro Paese
- Vedo un po’ la Laga come il naturale sbocco degli elettori di destra settentrionali che voglionoi mandare MODERATAMENTE a fanculo il sistema ... quasi un richiamo al movimento trasversale promosso da Grillo (altro personaggio che usa usa espressioni colorite alla Bossi)
- Chi esce, a mio avviso, molto insoddisfatto da queste elezioni sono proprio i Vaffanculari di sinistra e del meridione che non hanno potuto trovare uno sbocco per la propria insofferenza generalizzata con il sistema italia. Quel voto di sfiducia al sistema non e’ andato ne’ alla sinistra ne’ alla destra estrema ma e’ in parte riflesso nel crescente astensionismo (came ampiamente discusso nel blog “gemello”)
Labels:
Beppe Grillo,
Bertinotti,
Elezioni,
Lega,
Silvio Berlusconi,
Veltroni
martedì 1 aprile 2008
Limitare il numero dei mandati parlamentari
Nel marasma pre-elettorale del bel paese mi sento di avanzare una semplice proposta che permetterebbe, a mio avviso, di far funzionare molto meglio la nostra disgraziata nazione.
Si tratta semplicemente di limitare a tre (o due?) i mandati parlamentari che un individuo puo’ ricevere. Quindi semplicemente dire che dopo tre volte che una persona e’ stata eletta alla camera o al senato deve mettersi da parte e lasciare posto ad altri.
Questa proposta sulla carta veramente semplice darebbe a mio avviso grandissimi benefici al paese. Cerco di elencarne qualcuno:
- I parlamentari sarebbero incentivati a far durare il governo per l’intera legislatura
- Permetterebbe a nuove facce e a nuove idee di farsi strada ai “piani alti” del palazzo
- Stimolerebbe per lo meno i parlamentari uscenti a fare delle scelte coraggiose e non semplicemente allinearsi alle scelte di partito per essere rimesso in lista alle successive elezioni
- Inviterebbe i politici ad essere piu’ vicini al mondo produttivo visto che non avranno la prospettiva tutti di fare i politici a vita
Ho pensato a questa proposta per dieci minuti e sinceramente credo che se ci spendessi un po’ piu’ di tempo potrei pensare ad altri benefit portati da una classe dirigente “forzata” al ricircolo. Sinceramente non vedo alcun grosso lato negativo di questa idea, in un paese che ha disperato bisogno di cambiamento e dove tutti dicono che rappresentano il nuovo, si continuano a vedere le solite vecchie facce in giro ... e allora forza imponiamoci con la forza lo svecchiamento!
Si tratta semplicemente di limitare a tre (o due?) i mandati parlamentari che un individuo puo’ ricevere. Quindi semplicemente dire che dopo tre volte che una persona e’ stata eletta alla camera o al senato deve mettersi da parte e lasciare posto ad altri.
Questa proposta sulla carta veramente semplice darebbe a mio avviso grandissimi benefici al paese. Cerco di elencarne qualcuno:
- I parlamentari sarebbero incentivati a far durare il governo per l’intera legislatura
- Permetterebbe a nuove facce e a nuove idee di farsi strada ai “piani alti” del palazzo
- Stimolerebbe per lo meno i parlamentari uscenti a fare delle scelte coraggiose e non semplicemente allinearsi alle scelte di partito per essere rimesso in lista alle successive elezioni
- Inviterebbe i politici ad essere piu’ vicini al mondo produttivo visto che non avranno la prospettiva tutti di fare i politici a vita
Ho pensato a questa proposta per dieci minuti e sinceramente credo che se ci spendessi un po’ piu’ di tempo potrei pensare ad altri benefit portati da una classe dirigente “forzata” al ricircolo. Sinceramente non vedo alcun grosso lato negativo di questa idea, in un paese che ha disperato bisogno di cambiamento e dove tutti dicono che rappresentano il nuovo, si continuano a vedere le solite vecchie facce in giro ... e allora forza imponiamoci con la forza lo svecchiamento!
venerdì 21 marzo 2008
Alitalia .. AddioItalia? ... OddioItalia!
Questa volta parliamo di Alitalia, la “gloriosa” compagnia di bandiera fondata nel 1946. Iniziamo con il dire che c’e’ gran poco di glorioso nel bilancio economico di questi 62 anni di storia, infatti la compagnia ha perso soldi in 61 di questi 62 anni. Non e’ chiaro cosa sia successo nel 1998 quando la compagnia ha infatti chiuso il bilancio in attivo (come si dice anche l’orologio fermo da' l’ora esatta due volte al giorno!).
Oggi Alitalia perde piu’ di un milione di euro al giorno e le sue perdite sono appianate di riffa o di raffa da chi paga le tasse.
E allora via con vendite e privatizzazioni (giustissime) ma mentre l’allora SIP (telecom) l’ENEL e altre societa’ in attivo vanno privatizzate in quattro e quattr’otto e date via per una pipa di tabacco dobbiamo fare i difficili con un carrozzone che dal 1999 al 2005 ha perso 2,6 Miliardi di Euro facciamo.
Sono due anni che la compagnia aerea e’ in vendita e quando finalmente arriva un acqurente con i soldi in mano ci scandalizziamo tutti perche’ i piani dell’acquirente prevedono ingenti ridimensionamenti all’azienda. Eh beh scusate, io non l’ho ancora trovato quello che vuole pagare miliardi per un ammenicolo per poi continuare a perdere un milione di euro al giorno!
Ma magari il buon cavaliere che oggi se n’e’ uscito con la “cordata italiana” per "salvare" l’Alitalia qualche buontempone lo trova anche perche’ la promessa tutta Italica sara’: "si dai perdi i soldi di qua' ma ti trovo io un modo per farteli entrare da qualche altra parte".
Antonveneta, Telecom ed Alitalia sono aziende che recentemente avevano destato l’interess di investitori stranieri e che la politica ha fatto i salti mortali per non far vendere citando sempre "l'onor di patria".
E allora andiamo avanti cosi’ con il sistema capitalistico piu’ inefficente del mondo, con aziende che servono solo per scambi di favori politici ma poi non lamentiamoci qunado diciamo che i servizi non funzionano o quando una banca per tenere i TUOI soldi in un conto corrente ti fa pagare 50 Euro l’anno.
Capiamo una volta per tutto che da un punto di vista economico non c’e’ prioproi nulla da vantarsi quando si fanno le cose all’Italiana!
lunedì 17 marzo 2008
Bear Stern, la vuole Gratis? ... no al 93% di sconto!
Durante il fine settimana JP Morgan Chase, la terza banca piu’ grande d’America, si e’ comprata la banca d’affari Bear Stern in una manovra che a guardarla bene non ha alcun senso economico per l’azienda acquisita.
JP Morgan paghera’ 236 milioni di dollari per Bear che corrisponde a meno del 7% dei 3.6 miliardi di dollari a cui ammonta la capitalizzazione dell’azienda dopo la chiusura di borsa di venerdi’ scorso (in picchiata del 40% dal giovedi’).
Una valutazione di Bear Stern a 236 milioni di dollari non sta ne’ in celo ne’ in terra. Va bene che la banca avra’ in portfolio fior fior di security basate su mutui ballerini che nel mercato di oggi valgono meno di zero, ma e’ anche vero che l’azienda non ha solo un valore sulla carta che puo' essere bruciata cosi’ facilmente.
Un semplice esempio e’ che solo il palazzo di proprieta’ di Bear Stern a Manhattan, dove la banca ha il quartier generale, e’ valutato 1.5 Miliardi di dollari.
In pratica anche se l’azienda non avesse alcun altro asset JP Morgan ha appena pagato 240 milioni per comprare 1,5 miliardi ... mica male lo scherzetto!
In qest’era di finanza creativa si vedono eccessi non facilmente razionalizzabili; dalle piccole aziende Iternet valutate miliardi di dollari nel 1999 a colossali banche con veri capitali sotto il sedere che oggi si possono comprare per una pipa di tabacco.
JP Morgan oggi ringrazie l’isteria collettiva e il pressapochismo del governo USA che ha reso possibile questa svendita durante il weekend, domani probabilmente inizieranno ad arrivare le lettere degli avvocati degli azionisti.
JP Morgan paghera’ 236 milioni di dollari per Bear che corrisponde a meno del 7% dei 3.6 miliardi di dollari a cui ammonta la capitalizzazione dell’azienda dopo la chiusura di borsa di venerdi’ scorso (in picchiata del 40% dal giovedi’).
Una valutazione di Bear Stern a 236 milioni di dollari non sta ne’ in celo ne’ in terra. Va bene che la banca avra’ in portfolio fior fior di security basate su mutui ballerini che nel mercato di oggi valgono meno di zero, ma e’ anche vero che l’azienda non ha solo un valore sulla carta che puo' essere bruciata cosi’ facilmente.
Un semplice esempio e’ che solo il palazzo di proprieta’ di Bear Stern a Manhattan, dove la banca ha il quartier generale, e’ valutato 1.5 Miliardi di dollari.
In pratica anche se l’azienda non avesse alcun altro asset JP Morgan ha appena pagato 240 milioni per comprare 1,5 miliardi ... mica male lo scherzetto!
In qest’era di finanza creativa si vedono eccessi non facilmente razionalizzabili; dalle piccole aziende Iternet valutate miliardi di dollari nel 1999 a colossali banche con veri capitali sotto il sedere che oggi si possono comprare per una pipa di tabacco.
JP Morgan oggi ringrazie l’isteria collettiva e il pressapochismo del governo USA che ha reso possibile questa svendita durante il weekend, domani probabilmente inizieranno ad arrivare le lettere degli avvocati degli azionisti.
giovedì 6 marzo 2008
10 minuti di fuoco!
Lo studio ci dice che il rapporto sessuale ideale dovrebbe durare tra i 7 ed i 13 minuti (quindi 10 minuti in media) e non di piu'. Ebbene si maschietti state allegri perche’ questo mi sembra un obiettivo raggiungibile. Ma anche voi appassionati lettori precoci non disperate perche’ l’articolo dice che anche un rapporto tra i 3 ed i 7 minuti e’ ritenuto “accettabile” dalla maggior parte delle donne. Se invece durate meno di tre minuti vi ho dato una ragione scientifica per rivolgervi ad uno specialista.
Gli autori dello studio dicono che e’ indirizzato a sfatare i miti messi in circolazione dal proliferare di materiale pornografico e dalla diffusione di rimedi per potenziare l’attivita’ sessuale che propongono falsi modelli di sessualita'.
Lettori ma soprattutto lettrici sappiatemi dire se siete d’accordo con gli amanti dell’emisfero sud.
lunedì 25 febbraio 2008
Kosovo, Istria e la nascita di un Nazione Islamica in Europa
In questi gioni in Serbia si e’ in strada a protestare contro l’indipendenza del Kosovo sancita da una dichiarazione unilaterale del parlamento Kosovaro ed appoggiata da Stati Uniti e Comunita’ Europea.
Non conosco la situazione a sufficienza per analizzarla in dettaglio, ma lasciatemi dire che sono in favore dell’autodeterminazione dei popoli e pare proprio che il Kosovo, con il 90% della popolazione di etnia albanese, sia un ottimo candidato ad “autodeterminarsi” e a diventare uno stato autonomo.
Quello che pero’ sulla carta sembra un diritto sacrosanto spesso nasconde una miriade di sfumature. Lasciatemi martellare liberamente la storia e vi tiro fuori un parallelismo tutto Slavico tra l’odierna situazione del Kosovo e la situazione in Istria dopo la secoda guerra mondiale. Entrambe le regioni si separano dalla nazione di appartenenza dopo guerre e pulizie etniche (vedi anche le Foibe). I riferimenti storici e culturali che legano il Kosovo alla Serbia sono almeno altrettanto forti di quelli che legano l’Istria all’Italia.
Da un punto di vista demografico, secondo il censo Austriaco, nel 1910 in Istria la popolazione italiana costituiva poco meno del 14%, quindi alla fin fine sembra abbastanza logico pensare ad un’annessione della penisola alla Yugoslavia.
Uso il parallelismo Kosovo/Istria come una provocazione verso chi come me ha nel cuore la causa istriana. Una montagna di fatti storici etnici e demografici non puo' nascondere che queste spartizioni territoriali spesso non hanno nulla a che vedere con l’autodeterminazione dei popoli e hanno solo a che fare con la logica dei vincitori e dei vinti.
E allora evviva la liberta’ dei Kosovari, degli Estoni e dei Georgiani (che danno una spallata a mamma Russia), ma attenzione ai Curdi o a quei disgraziati Africani che lottano ancora per divisioni tribali. E che dire di popoli piu’ vicini a casa nostra? ... dobbiamo dare l’indipendenza a Baschi, Catalani o che ne so' ai Sudtirolesi o basta una bella regione a statuto speciale per accontentare questi popoli di serie B?
Non ho una risposta a queste domande, so solo che a mio avviso USA, EU (con Italia in testa) si sono affrettate un po’ troppo a riconoscere l’indipendenza Kosovara senza analizzarne le ramificazioni di lungo periodo.
La comunita’ occidentale che e’ stata svelta a consacrare l’indipendenza del Pakistan dall’India basando la spaccatura su principi religiosi non si e’ forse accorta che le due nazioni sono in guerra da 50 anni? E’ la separazione il modo migliore di appianare tensioni etniche e religiose o e' invece l'integrazione? Ed infine, lasciatemi dirla tutta, di questi tempi a chi fa comodo una nazione con il 90% della popolazione Musulmana nel bel mezzo dei balcani?
Non conosco la situazione a sufficienza per analizzarla in dettaglio, ma lasciatemi dire che sono in favore dell’autodeterminazione dei popoli e pare proprio che il Kosovo, con il 90% della popolazione di etnia albanese, sia un ottimo candidato ad “autodeterminarsi” e a diventare uno stato autonomo.
Quello che pero’ sulla carta sembra un diritto sacrosanto spesso nasconde una miriade di sfumature. Lasciatemi martellare liberamente la storia e vi tiro fuori un parallelismo tutto Slavico tra l’odierna situazione del Kosovo e la situazione in Istria dopo la secoda guerra mondiale. Entrambe le regioni si separano dalla nazione di appartenenza dopo guerre e pulizie etniche (vedi anche le Foibe). I riferimenti storici e culturali che legano il Kosovo alla Serbia sono almeno altrettanto forti di quelli che legano l’Istria all’Italia.
Da un punto di vista demografico, secondo il censo Austriaco, nel 1910 in Istria la popolazione italiana costituiva poco meno del 14%, quindi alla fin fine sembra abbastanza logico pensare ad un’annessione della penisola alla Yugoslavia.
Uso il parallelismo Kosovo/Istria come una provocazione verso chi come me ha nel cuore la causa istriana. Una montagna di fatti storici etnici e demografici non puo' nascondere che queste spartizioni territoriali spesso non hanno nulla a che vedere con l’autodeterminazione dei popoli e hanno solo a che fare con la logica dei vincitori e dei vinti.
E allora evviva la liberta’ dei Kosovari, degli Estoni e dei Georgiani (che danno una spallata a mamma Russia), ma attenzione ai Curdi o a quei disgraziati Africani che lottano ancora per divisioni tribali. E che dire di popoli piu’ vicini a casa nostra? ... dobbiamo dare l’indipendenza a Baschi, Catalani o che ne so' ai Sudtirolesi o basta una bella regione a statuto speciale per accontentare questi popoli di serie B?
Non ho una risposta a queste domande, so solo che a mio avviso USA, EU (con Italia in testa) si sono affrettate un po’ troppo a riconoscere l’indipendenza Kosovara senza analizzarne le ramificazioni di lungo periodo.
La comunita’ occidentale che e’ stata svelta a consacrare l’indipendenza del Pakistan dall’India basando la spaccatura su principi religiosi non si e’ forse accorta che le due nazioni sono in guerra da 50 anni? E’ la separazione il modo migliore di appianare tensioni etniche e religiose o e' invece l'integrazione? Ed infine, lasciatemi dirla tutta, di questi tempi a chi fa comodo una nazione con il 90% della popolazione Musulmana nel bel mezzo dei balcani?
lunedì 4 febbraio 2008
Super Tuesday e l’avanzata della Sinistra in America
I Giochetti di potere tra i vari Stati dell’unione e la tendenza di questo paese a creare scenari holliwoodiani , hanno fatto si’ che probabilmente mercoledi’ mattina sapremo chi saranno i prossimi contendendenti per la Casa Bianca.
Non voglio sbilanciarmi troppo con i pronostici visto che fior-fior di aziende di ricerche di mercato ed opinionisti di grido hanno gia’ preso delle grosse cantonate in queste ultime settimane; ma non voglio nemmeno scontentare i lettori e quindi vi scrivo che la “pancia” mi dice che la corsa presidenziale sara’ tra Obama e McCain (un paio di settimane fa avevo detto Romney).
La cosa che pero' mi sta particolarmente interessando e’ capire l’origine dello spostamento a sinistra del barometro politico di questo paese.
Il fenomeno portato alla ribalta dalle elezioni della camera e del senato di fine 2006, dove i democratici hanno conquistato la maggioranza parlamentare dopo dieci anni; si sta a mio avviso palesando anche nella scelta dei candidati in queste elezioni primarie.
Obama piu’ “rivoluzionario” della Clinton sta impressionando in questi giorni nello schieramento Democratico ma anche sul fronte Repubblicano sembra uscire una persona dal profilo moderato invece di un altro esponente della destra religiosa.
La domanda da un milione di dollari e’ se questo spostamento a sinistra sia dettato principalmente da un rifiuto della politica di Bush o sia veramente un segnale di una svolta nel sentimento del Paese.
Per fare un parallelismo con l’Italia non si sa bene se la vittoria di Prodi e della sinistra nel 2006 sia stata piu’ frutto di una nausea verso il Cavaliere o veramenete un voto che consegnava un mandato di cambiamento all'allora Ulivo.
Se vogliamo rimanere al (debole) parallelismo e tirare in ballo la caduta del governo Prodi, devo ammettere che mi sto un po’ preoccupado per le prossime elezioni presidenziali USA. I democratici che I piu’ (io compreso) davano come I sicuri successori alla Casa Bianca potrebbero avere dei grossi problemi nella corsa presidenziale.
E’ sotto gli occhi di tutti che Nency Pelosi e compagnia cantante in un anno di maggioranza parlamentare non hanno combinato un gran che’. Le truppe sono ancor ain Iraq, i tagli delle tasse per I ricchi sono ancora li’, i vari programmi di anti terrorismo continuano a violare I diritti civili e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Dall'altro lato sembra che la “surge” stia funzionando in Iraq e che il paese sia destinato ad un periodo di recessione.
Se si profilasse un candidato presidenziale Repubblicano lontano dall’eredita’ di Bush e abbastanza centrista da attrarre il voto moderato, credo che questo potrebbe dare del filo da al candidato democratico.
McCain ed in maniera minore Romney potrebbero avere questo appeal moderato che in una corsa cosi lunga e difficile potrebbero dargli una marcia in piu' rispetto alla Clinton e ad Obama che in entrambi i casi sarebbero degli inquilini "diversi" per la Casa Bianca.
Forse e’ troppo presto per fare questi discorsi prima di sapere chi entrera’ nella corsa presidenziale ma inizio ad avere qualche timore che il partito democratico abbia venduto la proverbiale pelle dell’orso un po’ troppo presto .
Iscriviti a:
Post (Atom)